Yemen: gli scontri continuano, più di 14mila sfollati

Pubblicato il 5 febbraio 2020 alle 10:06 in Medio Oriente Yemen

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Il ministro delle Informazioni yemenita, Moammar al-Eryani, ha annunciato, mercoledì 5 febbraio, che centinaia di militanti Houthi sono morti a seguito delle ultime battaglie. A detta dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), 14mila yemeniti sono stati costretti a sfollare.

Secondo quanto riferito da al-Eryani, gli ultimi scontri tra i ribelli sciiti yemeniti e l’esercito del governo centrale hanno avuto luogo prevalentemente presso i fronti di Nihm, al-Jawf, al-Bayda e Sirwah. Sebbene le milizie Houthi continuino a nascondere il numero reale di vittime e perdite, il ministro yemenita ha affermato che sono centinaia gli Houthi morti e che tra le vittime degli ultimi giorni vi sono stati altresì leader militari ed esperti di Hezbollah e di Teheran. Secondo al-Eryani, gli Houthi stanno perseguendo un “progetto persiano”, e, dall’altro lato, l’esercito yemenita si trova impegnato in una “battaglia decisiva”, su cui, però, il ministro si è detto ottimista.  Al-Eryani ha poi aggiunto che le milizie Houthi hanno offerto agli yemeniti solo morte, rovina, distruzione, fame, povertà e malattie, ed il loro obiettivo è “offrire lo Yemen su un piatto d’argento” per l’Iran, mentre inneggiano a false vittorie.

Parallelamente, il 4 febbraio, l’IOM ha pubblicato una nota in cui si evidenzia che il conflitto yemenita e gli scenari di violenza delle ultime settimane hanno causato lo sfollamento di oltre 14mila yemeniti, costretti a fuggire dai quartieri residenziali in cui abitavano verso i governatorati di Ma’rib e al-Jawf, nello Yemen Nord-orientale. Secondo quanto specificato, i 12.000 sfollati a Ma’rib si sono aggiunti alle centinaia di migliaia di sfollati interni, mettendo a dura prova le capacità del governo yemenita.

Ma’rib e al-Jawf, accanto a Nihm, sono tra le aree maggiormente colpite dagli scontri delle ultime settimane. In tali zone, a Est della capitale Sana’a, gli Houthi cercano di recuperare le postazioni ed i siti persi durante l’ultimo periodo. In tale quadro, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 30 gennaio, ha rilasciato una dichiarazione in ha espresso la propria preoccupazione di fronte alla recente escalation sul suolo yemenita e, nello specifico, presso Nihm e al-Jawf. È stato evidenziato come sia la vita dei civili ad essere messa gravemente in pericolo, costretti altresì a sfollare, e come tale violenza mini gli sforzi profusi nell’ultimo periodo, volti a riportare la pace in Yemen.

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

È del 5 novembre 2019 un accordo considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale è stato porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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