Qatar – Turchia: “Mafia Tamim” rende l’emirato uno “Stato di Ankara”

Pubblicato il 5 febbraio 2020 alle 11:32 in Qatar Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un rapporto di Mubasher Qatar del 4 febbraio ha affermato che l’emirato mediorientale sta per vivere una “era di mercenari”, in cui lo spazio dato all’alleato turco è sempre maggiore.

In particolare, la popolazione parla di “Mafia Tamim”, con riferimento all’emiro, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, il quale non consentirebbe ai qatarioti di accedere a posizioni di rilievo, soprattutto all’interno dell’esercito e delle forze di sicurezza, a favore di una maggiore ingerenza turca. Una delle decisioni più contestate dai qatarioti si riferisce alla nomina del vicecomandante delle forze di Ankara a capo dell’Accademia militare qatariota Ahmed bin Muhammad. In particolare, tale decisione, a detta della popolazione qatariota, rivela il coinvolgimento del “regime del Qatar” in un accordo con cui il Paese viene venduto al “tiranno ottomano”, riferendosi al presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Ciò renderebbe Doha uno degli Stati dello Stato turco.

Tali azioni, definite un “tradimento”, sono, in realtà in linea con un rapporto pubblicato dal sito svedese “Nordic Monitor”, il primo febbraio scorso, secondo cui Ankara e Doha hanno raggiunto un accordo “di sicurezza”, con cui Erdogan si è impegnato ad inviare membri delle proprie forze di sicurezza in Qatar. Il pretesto è garantire la sicurezza dell’emirato mediorientale, in vista degli eventi futuri, tra cui i mondiali di calcio del 2022. In realtà, secondo i termini dell’accordo, le forze di polizia turche non andranno via al termine del campionato. Al contrario, il patto ha validità di cinque anni e potrà essere altresì rinnovato.

Mubasher Qatar evidenzia come tale intesa sia un modo per favorire “l’insediamento degli invasori”, ad opera della “Lega di Tamim”. L’obiettivo dell’emiro è continuare a rimanere al potere, sebbene sotto l’egida dell’impero ottomano.

Secondo quanto riferito nel novembre 2019 da un professore di Relazioni Internazionali all’Università di Ankara, Muhittin Ataman, la Turchia e il Qatar tendono ad essere isolati dai Paesi vicini, che non apprezzano le loro decisioni in materia di politica estera, e ciò li spinge a rafforzare i loro legami e ad approfondire la loro alleanza. Il rafforzamento dell’asse Ankara-Doha è testimoniato da un aumento delle esportazioni del Qatar verso la Turchia, pari al 27%, che ha visto passare gli introiti per Ankara da 264 a 335 milioni di dollari.

A seguito di una disputa regionale, a partire dal 2017, il Qatar è stato progressivamente isolato dagli altri Paesi della regione. La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I paesi fautori del blocco sono stati Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi fautori dell’embargo.

In tale quadro, la rivista statunitense The National Interest ha evidenziato, il 22 gennaio 2020, che la Turchia e il Qatar sono divenuti alleati soprattutto per quanto riguarda la produzione e l’esportazione di armi, ma il loro legame, a detta della rivista, è altresì caratterizzato da una “cattiva condotta”, che vede Ankara e Doha realizzare joint venture in “finanza illegale”, oltre a promuovere ideologie estremiste. Il loro asse si oppone all’alleanza guidata da Emirati Arabi Uniti (UAE) ed Arabia Saudita, la quale, secondo quanto riferito, lotta anch’essa per ottenere supremazia in una regione instabile.

L’operazione transfrontaliera della Turchia nel Nord-Est della Siria, la cosiddetta “Fonte di Pace”, dell’ottobre 2019 è considerata un episodio da prendere in considerazione per comprendere i legami tra Ankara e Doha.  In tale occasione, il Qatar è stato uno dei pochi attori, insieme ad Hamas e al Pakistan, a sostenere una campagna turca condannata a livello internazionale. Parallelamente, a seguito del blocco del 2017, la Turchia ha offerto al Qatar un’ancora di salvezza, inviando aerei da carico con risorse alimentari e altre merci. A detta del National Interest, l’assistenza umanitaria di Ankara ha rappresentato il segno più visibile di una convergenza strategica che, in realtà, era in atto da anni. Il cuore della loro intesa, è stato specificato, è da ritrovarsi nell’Islamismo e nell’ideologia della Fratellanza Musulmana. Sebbene in Qatar la Fratellanza non abbia spazio per agire, l’emirato promuove la sua ideologia ed i suoi interessi all’estero.

Non da ultimo, Qatar e Turchia sono entrambi sostenitori del governo tripolino in Libia, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Come evidenziato il 4 dicembre scorso, per Doha, il GNA l’unico esecutivo legittimo e riconosciuto a livello internazionale. Pertanto, il Qatar continuerà a sostenerlo, con l’obiettivo di rafforzare le sue capacità anche in ambito militare e in materia di sicurezza.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.