La Giordania contro il Piano di Pace di Trump: un pericolo per l’economia

Pubblicato il 5 febbraio 2020 alle 14:59 in Giordania USA e Canada

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La Giordania ha espresso forte opposizione al Piano di Pace in Medio Oriente, presentato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tale posizione pone dei rischi per l’economia del Regno, che gode di ampi benefici e sostegni da parte di Washington.

Per il Regno hashemita giordano, il Piano di Pace rappresenta un’utopia. Questo è stato svelato il 28 gennaio scorso e, se portato a termine, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele. Non da ultimo, si richiede lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza.

Sin dal 31 gennaio, la Giordania ha espresso la propria opposizione e migliaia di manifestanti si sono riversati nelle piazze di Amman e di altre città del Paese, per mostrare la propria solidarietà al popolo palestinese e per esortare i Paesi arabi a salvaguardare il diritto del Regno hashemita a custodire i luoghi santi all’interno di Gerusalemme, tra cui il sito della moschea di al-Aqsa, il terzo luogo sacro dell’Islam. Non da ultimo, il monarca giordano, Abdullah II, ha ribadito la “ferma posizione” della Giordania a sostegno della popolazione palestinese, oltre che a favore della creazione di uno Stato indipendente, basato sui confini pre-1967, con Gerusalemme Est come capitale.

Tale posizione pone dei rischi per l’economia giordana, che potrebbe essere colpita da sanzioni da parte degli Stati Uniti e potrebbe, al contempo, perdere uno dei maggiori finanziatori di aiuti, volti a sostenere sia le spese dello Stato sia il settore militare. A detta di alcuni analisti, saranno le esportazioni a risentire maggiormente di eventuali sanzioni di Washington. Ciò perché buona parte dei beni prodotti nel Regno viene esportata verso gli USA. Il Regno hashemita ha rappresentato il quarto Paese al mondo e il primo arabo a firmare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, volto ad aumentare il volume delle esportazioni giordane verso il mercato americano.

Come riportato dal presidente della Jordan Exporters Association, Omar Abu Wishah, gli Stati Uniti rappresentano il maggiore importatore di beni giordani, per un valore di circa 1.5 miliardi di dollari all’anno. Questi riguardano, in particolare, abbigliamento, industria metalmeccanica, elettrodomestici e medicine. Inoltre, sulla base di un accordo non vincolante firmato nel 2018 e valido fino al 2020, la Giordania riceve ogni anno da Washington 1275 milioni di dollari. Pertanto, Omar Abu Wishah ha sottolineato che la posizione giordana sul Piano di Pace potrebbe influire negativamente sull’economia locale.

In particolare, le attività produttive potrebbero subire gravi perdite, aggravando ulteriormente una situazione economica precaria. Amman, è stato riferito, ha già perso importanti mercati tradizionali durante le rivoluzioni della Primavera araba e di altri eventi regionali, in particolare in Siria, Iraq, Yemen e Libia. L’ex primo ministro, Abdelraouf Rawabdeh, ha poi messo in guardia da quello che è stato definito “blocco economico”, accompagnato altresì da una riduzione di prestiti ed investimenti.

La Giordania sta affrontando gli effetti della crisi economica globale, che ha contribuito al declino degli investimenti diretti esteri e delle rimesse dei giordani che lavorano all’estero, oltre a limitare le opportunità di lavoro produttivo. Ciò ha avuto delle conseguenze negative anche per il tasso di povertà del Regno hashemita. Secondo gli ultimi dati ufficiali, l’economia giordana sta assistendo, da anni, al calo del tasso di crescita, rimasto al di sotto del 2%. A questo si accompagna l’aumento del tasso di disoccupazione, pari a circa il 19,5%, e un indice di povertà del 15,7%, che equivale a 1.069 milioni di cittadini. Gli aiuti finanziari dall’estero sono fondamentali, poi, per un Paese che ospita circa 1.3 milioni di rifugiati siriani.

Il quadro economico del Regno vede un bilancio statale per il 2020 pari a 13.83 miliardi di dollari, con un deficit stimato a circa 1.76 miliardi di dollari. Il 30 gennaio scorso, il governo e il Fondo Monetario Internazionale hanno concordato un nuovo programma di riforme economiche, che prevede altresì lo stanziamento di un prestito di 1.3 miliardi di dollari, volto a sostenere il bilancio di Stato giordano e a saldare alcuni debiti. Il fine ultimo è sostenere l’economia del Regno e stimolarne la crescita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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