Guinea: previste a marzo elezioni legislative e referendum sulla Costituzione

Pubblicato il 5 febbraio 2020 alle 18:03 in Africa Guinea

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Il presidente della Guinea, Alpha Conde, ha annunciato, martedì 4 febbraio, di voler portare avanti entro il mese prossimo il piano, fortemente contestato, di modifica alla Costituzione del Paese, una mossa che rischia di inasprire ulteriormente le tensioni politiche dopo una lunga serie di violente manifestazioni. “Si tratta di un colpo di stato costituzionale. Chiedo a tutti i guineani di sollevarsi contro questo tradimento”, ha detto il portavoce dell’opposizione, Faya Millimono. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la proposta del presidente. Il mandato del leader 81enne terminerà a dicembre ma il referendum per il cambio della Costituzione, se approvato dagli elettori, gli permetterà di rimanere al potere per un terzo mandato consecutivo.

Secondo quanto dichiarato da Conde, il referendum costituzionale sarà organizzato contemporaneamente alle elezioni legislative del primo marzo, che i partiti dell’opposizione hanno già detto che cercheranno di boicottare. “Non ci saranno elezioni o referendum”, ha affermato Sidya Touré, leader del Partito dell’Unione delle Forze Democratiche della Guinea. Il consigliere presidenziale Souleymane Keita, tuttavia, ha insistito sul fatto che il voto andrà avanti indipendentemente dal boicottaggio dell’opposizione.

Il presidente Conde aveva già dichiarato, a dicembre 2019, di voler procedere alla modifica della carta costituzionale del Paese, introducendo alcuni nuovi emendamenti. Secondo la Costituzione, il mandato presidenziale ha una durata di 5 anni e può essere rimandato fino a un massimo di due volte consecutive.

Il governo di Conakry ha accusato i leader dell’opposizione di cercare di far sprofondare il Paese nel caos. Le proteste sono iniziate, in forma più o meno intensa, a partire da metà ottobre 2019, e, fino ad oggi, le morti accertate sono 22. Il Fronte Nazionale della Difesa della Costituzione (FNDC), un’alleanza di gruppi dell’opposizione, ha chiesto che le proteste si svolgano in maniera pacifica. Chiamato a rispondere dell’operato delle forze dell’ordine, il ministro della sicurezza guineana, Albert Damantang Camara, ha dichiarato di avere “il potere umano, i metodi e le capacità per intervenire se necessario”. Lunedì, le scuole e i negozi della capitale sono state chiusi.

Conde era diventato il primo presidente democraticamente eletto dell’Africa occidentale nel 2010, ponendo fine a 2 anni di governo militare. Giunto dopo la morte dell’ex presidente Lansana Conte, il nuovo leader africano aveva suscitato la speranza di un futuro progresso democratico in Guinea. Il mese scorso, Conde ha invitato la popolazione a prepararsi a un referendum e a future elezioni, suscitando speculazioni che stia progettando di cambiare la Costituzione al fine di concorrere per un terzo mandato. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020.

Nonostante il Paese sia uno dei più ricchi in Africa termini di riserve minerarie, la sua popolazione resta una delle più povere. La Guinea è il principale produttore africano di bauxite, utilizzato per la produzione di alluminio, e possiede notevoli riserve di ferro. Secondo i gruppi d’opposizione, la stampa e le organizzazioni umanitarie attive sul territorio, da aprile 2011, sono 94 le persone che sono state uccise in Guinea, soprattutto per colpi di arma da fuoco, nelle varie dimostrazioni politiche che si sono svolte durante la leadership di Conde.

Dopo essere stato eletto presidente per la prima volta nel dicembre 2010, Alpha Conde è stato rieletto, per il secondo mandato, nell’ottobre 2015, assicurandosi la vittoria al primo turno con il 58% dei voti in parlamento. Il leader dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, aveva dichiarato invalido il voto, denunciando il presidente di corruzione. Tuttavia, l’Unione Europea aveva affermato che, nonostante alcuni problemi logistici, il risultato era valido. Quella del 2010 è stata la prima elezione democratica del Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1958. La nomina di Conde ha però sollevato alcune tensioni etniche nel Paese dal momento che il presidente fa parte del gruppo etnico Malinke, che rappresenta il 35% della popolazione nazionale, mentre l’altro candidato, Diallo, apparteneva al gruppo etnico Fulani, di cui fa parte il 40% della popolazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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