Fine dell’apertura energetica: il Messico torna al petrolio di stato

Pubblicato il 5 febbraio 2020 alle 9:19 in America Latina Messico

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Il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador punta a modificare la politica energetica seguita finora e avviata dai suoi predecessori e cerca di invertire l’apertura del settore a società private e straniere, rafforzando il ruolo dell’impresa statale Petróleos Mexicanos (Pemex).

La strategia del governo mira a rafforzare Pemex con risorse finanziarie e fiscali, investendo in 20 nuovi campi di esplorazione, 16 dei quali in depositi poco profondi nel Golfo del Messico, nel sud-est, con meno difficoltà tecnologiche, abbandonando l’esplorazione delle acque profonde.

Il governo assicura che le società private non hanno investito o prodotto quanto ci si aspettava, nei 110 contratti firmati con lo Stato messicano durante le amministrazioni precedenti. Molti di questi contratti riguardano campi petroliferi quali in acque profonde e depositi non convenzionali di rocce di scisto, dove le autorità affermano che fino ad oggi non hanno nulla è stato estratto. Le autorità messicane descrivono la riforma come “un fiasco” .

Tuttavia, gli esperti spiegano che è mancato il tempo per consolidare il modello di riforma energetica, per osservare, vedere a medio e lungo termine lo sviluppo dei potenziali benefici in questi depositi.

La cosiddetta “apertura energetica” aveva posto fine a otto decenni di nazionalizzazione dell’industria petrolifera con gare aperte dal 2015, ma è durata pochissimo, “non abbiamo potuto vedere la maturazione dell’apertura, non ci sono stati risultati perché i cambiamenti a lungo termine non sono stati consolidati” – spiega l’analista Elvira Macín.

López Obrador ha dichiarato la scorsa settimana che “non possiamo pensare a nuovi round di gare d’appalto, nuovi contratti, se non abbiamo risultati, lo abbiamo reso perfettamente chiaro”. 

 

“Il petrolio è sulla terra e in acque poco profonde, ed è di qualità migliore, costa meno per estrarlo, quindi questa politica è già completamente cambiata” – ha detto il presidente, annunciando la fine degli investimenti in acque profonde. L’ex presidente Felipe Calderón (2006-12) accusa López Obrador di essere “ossessionato dal petrolio”.

Macín afferma che il Messico “sta tornando al vecchio modello di monopolio, torniamo ai vecchi contratti di servizio”, in modo che la Pemex sia responsabile dell’esplorazione e dell’estrazione di idrocarburi, mentre l’industria globale “non condivide le sue importanti e costose conoscenze con la compagnia petrolifera statale”.

Nelle partnership strategiche di Pemex con le imprese internazionali e le multinazionali del petrolio, il guadagno per l’impresa pubblica messicana era quella di poter usare le tecnologie e l’esperienza delle grandi industrie in depositi non convenzionali, in acque profonde, dove il Messico ha il massimo potenziale.

LA Pemex ha riferito il 29 gennaio che la produzione messicana di petrolio greggio durante il mese di gennaio era di 1,73 milioni di barili al giorno e che entro la fine del prossimo marzo avrebbe potuto raggiungere 1,80 milioni di barili al giorno, il che rappresenterebbe un aumento, il primo in 14 anni.

Il rapporto è stato presentato pochi giorni dopo che la Commissione Nazionale per gli Idrogarburi (CNH), il regolatore statale, ha pubblicato, il 22 gennaio, un rapporto secondo cui la produzione di petrolio del Messico è scesa a 1,68 milioni di barili al giorno per tutto il 2019, primo anno del governo di López Obrador. Il risultato dell’anno scorso è “inferiore del 7% rispetto alla media di 1,81 mila b/g registrata nel 2018” – riferisce la CNH. La produzione messicana è diminuita della metà rispetto al picco storico di 3,4 milioni di barili al giorno raggiunto nel 2004 .

Ci sono discrepanze nei dati presentati alle conferenze del presidente, nel database istituzionale di Pemex e in quelli pubblicati dal CNH, ci sono persino discrepanze tra le stesse fonti di Pemex, lamentano gli operatori del settore, che però affermano che “la CNH segue linee guida stabilite e pubbliche mentre Pemex non le rende trasparenti”.

Il problema della Pemex è il debito, attualmente deve oltre 27 miliardi di dollari ai fornitori e la continua iniezione di fondi pubblici in passato si è rivelata fallimentare. L’obiettivo del governo è di aumentare la produzione a 2,6 milioni di barili al giorno entro il 2024, ma le autorità “non parlano della saturazione delle infrastrutture di trasporto e di stoccaggio, anche le opportunità di iniziativa privata nelle infrastrutture sono state cancellate, tornando al modello di monopolio statale” – accusa ancora Macín.

Il ritorno agli investimenti pubblici e al monopolio di Pemex, tuttavia, non implicano la rottura dei 110 contratti attivi con imprese straniere “a condizione che producano petrolio e gas” – avverte il governo di Città del Messico.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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