Cile: le tensioni sociali dimezzano la crescita economica

Pubblicato il 5 febbraio 2020 alle 6:20 in America Latina Cile

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Le rivolte e le tensioni sociali esplose nell’ottobre 2019 e a tutt’oggi non completamente placate hanno ostacolato la crescita dell’economia cilena nel 2019. Sebbene la Banca centrale di Santiago riferirà i dati ufficiali a marzo, si stima che la crescita del PIL del 2019 sarà dell’1,2%, la metà di quanto previsto prima dell’esplodere delle tensioni sociali, quando era prevista una crescita annua di circa il 2,5%. Quella del 2019 sarà la peggiore performance dell’economia cilena dal 2009, quando la grande recessione ha colpito duramente l’economia del paese sudamericano più aperto agli investimenti stranieri.

Lunedì 3 febbraio, la Banca centrale ha riferito che l’ indice di attività economica mensile (Imacec) è aumentato dell’1,1% a dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, sorprendendo positivamente il mercato. Il dato è spiegato soprattutto dall’espansione del settore minerario, ma il dinamismo osservato nell’ultimo mese dell’anno non è stato sufficiente per contrastare l’impatto negativo. A ottobre, l’Imacec è sceso del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2018 e a novembre del 3,3%.

Il direttore dell’area economica della Fondazione Chile 21, Eugenio Rivera, sottolinea al quotidiano El País che “il sostanziale miglioramento di dicembre rispetto ai mesi precedenti è spiegato da una situazione sociale meno complicata e da una chiara diminuzione delle proteste e delle manifestazioni”. Per Rivera, “il Cile inizia a uscire dal tunnel in cui si trovava tra ottobre e novembre, sebbene il problema attuale siano le aspettative”. L’economista spiega che tra gli agenti economici e soprattutto tra gli uomini d’affari e tra gli investitori stranieri c’è un alto livello di pessimismo e ciò che accadrà a marzo sarà fondamentale: “In generale, l’economia dipende in gran parte dalla politica, ma mai tanto quanto oggi”.

L’incertezza su quanto accadrà a marzo di cui parla Rivera è il timore che scoppino nuove violente proteste. Quel mese inizia l’anno accademico, le famiglie devono effettuare significativi pagamenti annuali, come il permesso di circolazione per i veicoli , viene commemorata la Giornata internazionale della donna, che il 2020 sarebbe particolarmente attiva, e il governo di Sebastián Piñera deve trarre il bilancio di metà mandato (2018-2022).

Le autorità temono che a marzo possano riaffiorare non solo la protesta, ma la violenza, un mese prima del plebiscito previsto per il 26 aprile, quando i cittadini decideranno se vogliono cambiare l’attuale Costituzione ereditata dalla dittatura del generale Pinochet e quale debba essere il meccanismo per la sua eventuale sostituzione. “Esiste una questione politica centrale che influisce sull’economia: si potrebbe dire che il presidente Piñera è del tutto assente, ma nell’opposizione non esiste una leadership in grado di affrontare gruppi violenti che credono che i cambiamenti non saranno mai sufficienti, perché quello che stanno cercando è contrastare l’assetto istituzionale del paese” – afferma l’economista.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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