Siria: il regime si avvicina a Idlib, Ankara invia rinforzi

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 15:28 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano sono giunte a 8 chilometri da Idlib, la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli nel Nord-Ovest della Siria. Nel frattempo, i gruppi di opposizione continuano a scontrarsi con l’esercito del governo siriano, mentre la Turchia ha inviato nuovi rinforzi nella regione.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Inoltre, tale regione e le aree vicine delle province di Hama, Aleppo e Latakia sono dominate dal gruppo estremista di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), guidato da membri dell’ex ramificazione di al-Qaeda in Siria. Il regime di Assad ha ripetutamente promesso di riaffermare il controllo su tutta la Siria, nonostante numerosi accordi di cessate il fuoco, e di contrastare tali militanti terroristi.

Secondo quanto riferito da fonti militari dell’opposizione il 4 febbraio, le forze del regime erano riuscite, in un primo momento, ad estendere il loro controllo sulla città di Neirab, a Sud-Est della città di Aleppo, e su diversi villaggi circostanti, costringendo i gruppi ribelli e i militanti dell’HTS ad indietreggiare, a seguito degli intensi attacchi e bombardamenti. Questi ultimi hanno consentito all’esercito di Assad di avanzare verso le strade internazionali M4 e M5, a Sud-Ovest della città di Saraqib. Le fonti hanno altresì riportato che il regime si trova oramai a 8 km di distanza dalla principale linea di difesa di Idlib. A separarlo, il campo di al- Mastumah a Sud di Idlib, la città di Sarmin a Est e la città di Qaminas a Sud-Est. Quest’ultima dista solo 3 km da Idlib ed è considerata l’ultimo fronte di difesa.

Parallelamente, i gruppi di opposizione e le fazioni armate hanno lanciato contrattacchi volti a frenare l’avanzata del regime. In particolare, violenti combattimenti, verificatisi il 4 febbraio, hanno interessato soprattutto Neirab, dove i ribelli continuano a cercare di riprenderne il controllo. Controllare tale città significa poter ostacolare la strada internazionale M4 tra Aleppo e Latakia, oltre che il collegamento tra Saraqib e Gerico, ponendo Saraqib in uno stato di assedio parziale. Secondo quanto riferito da fonti militari presenti sul posto, da un lato, le forze del regime stanno mettendo in atto la politica della “terra bruciata”, anche contro piccoli villaggi e vie d’accesso, mentre, dall’altro lato, l’opposizione sta respingendo gli attacchi, sulla base delle proprie capacità. Tuttavia, a detta delle fonti, tali ultime battaglie hanno causato enormi perdite umane e materiali per il regime, che aveva mobilitato la maggior parte delle proprie forze stanziate alle periferie di Aleppo e Idlib.

Nel frattempo, aerei russi continuano a condurre attacchi aerei contro le zone periferiche di Aleppo e Idlib. Il 3 febbraio sono state registrate 24 vittime civili, di cui 9 appartenenti ad un’unica famiglia. Uno dei bombardamenti ha altresì colpito un asilo, situato in un’area residenziale occidentale di Aleppo, causando la morte di 2 donne ed ingenti danni materiali.

Inoltre, secondo quanto riportato il 4 febbraio, nuovi rinforzi militari turchi sono giunti presso i punti di osservazione nelle vicinanze di Saraqib, mentre nella serata del 3 febbraio un convoglio di 40 veicoli militari corazzati e blindati, provenienti dai territori turchi, hanno attraversato il valico di confine di Lusin, nella periferia settentrionale di Idlib. Allo stesso tempo, elicotteri di Ankara hanno sorvolato il Nord di Idlib e, nello specifico, il villaggio di Hazano. Ciò è giunto dopo che, il 3 febbraio, soldati turchi sono morti a seguito di un bombardamento dell’esercito di Assad contro una postazione turca situata nei pressi di Saraqib. Un’azione a cui ha fatto seguito la reazione di Ankara contro le postazioni del regime.

La città di Idlib è considerata “una piccola Siria”, in quanto comprende un gran numero di sfollati provenienti da tutte le regioni attaccate dalle forze del regime, coadiuvate da Mosca, pari a più di due milioni.  La regione è passata sotto il controllo delle forze di opposizione nel 2015, e HTS, composta sia da jihadisti sia da oppositori del regime, ha da allora assunto il controllo amministrativo sia civile sia militare dell’area.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. I ribelli, dissidenti del regime, sono sostenuti dalla Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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