ONU: “In Mali serve investire sul dialogo con i jihadisti, non sui soldati”

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 16:06 in Africa Mali

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Le Nazioni Unite hanno sottolineato la necessità che gli Stati africani adoperino un maggior impegno nella lotta contro i gruppi armati, soprattutto jihadisti, e dedichino maggiori fondi allo sviluppo piuttosto che allallargamento delle truppe. I militanti africani legati alle organizzazioni terroristiche di al Qaeda e dello Stato Islamico operano soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali del Mali, diventate una sorta di rifugio sicuro per i terroristi che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio. La Francia ha deciso, domenica 2 febbraio, il dispiegamento di altri 600 soldati, in aggiunta all’attuale contingente di 4.500 uomini. Parigi opera sul territorio, per l’eliminazione della minaccia terroristica nel Sahel, in collaborazione con una missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (MINUSMA) composta da circa 14.000 unità.

Il capo dellUfficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari umanitari (OCHA) in Mali, Ute Kollies, ha dichiarato, lunedì 3 febbraio, che il Paese si trova ad un bivio e manca del dovuto supporto internazionale. Nel 2019, i fondi ricevuti da OCHA in Mali sono stati solo il 5% dei circa 3 miliardi di dollari spesi dallesercito. Non credo che più esercito aiuterà, ha detto la Kollies. Ciò di cui abbiamo bisogno è più impegno sul fronte politico, ha aggiunto. Il rappresentante dellONU ha menzionato, a tal proposito, limportanza della decisione del governo maliano di mandare suoi emissari a trattare con due militanti islamisti della regione. Tuttavia, il 29 gennaio, il Mali ha altresì deciso di aumentare del 50% la grandezza del suo esercito, cercando di dare una spinta alle operazioni di reclutamento per intensificare la lotta contro i gruppi jihadisti della regione. il primo ministro Boubou Cisse, ha dichiarato che il piano è quello di reclutare nei prossimi mesi almeno 10.000 nuovi soldati. “Faremo in modo che le forze armate e di sicurezza siano molto più presenti in quantità, e spero anche in qualità, nelle aree dove ancora non lo sono”, ha detto Cisse. Il premier non ha specificato quanto costerà o come il governo intende pagare i costi della manovra dal momento che la spesa militare occupa già una parte significativa del budget nazionale.

L’OCHA ha riferito che circa 4.3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria in Mali, più di 1 milione in più rispetto al 2019. Allo stesso tempo, anche i rischi per gli operatori umanitari stanno crescendo e la Kollies ha affermato che l’accesso ad alcune aree resta “estremamente difficoltoso”. L’Ufficio delle Nazioni Unite, tuttavia, continua ad essere in costante contatto con i gruppi armati attivi nelle regioni dove lo Stato risulta assente e si preoccupa per la sicurezza dei suoi agenti e, in generale, dei civili dell’area.

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia, riferisce Reuters, non hanno più controllo in questa regine e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali ed i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nellarea opera anche il G5 Sahel, una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. In seguito all’incontro del 13 gennaio a Pau, in Francia, Parigi si è impegnata a creare una coalizione congiunta con i leader di Mali, Burkina Faso e Niger e ad avviare nuove operazioni antiterrorismo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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