L’Iran condanna a morte una presunta spia della CIA

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 19:52 in Iran USA e Canada

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Un uomo è stato condannato a morte in Iran per aver passato informazioni alla CIA, comprese informazioni sul programma nucleare di Teheran, secondo quanto hanno riferito le autorità iraniane il 4 febbraio. 

“Amir Rahimpour, che era una spia della CIA e otteneva una grossa paga per portare informazioni sul nucleare iraniano agli americani, era stato processato e condannato a morte e la Corte Suprema ha confermato la sua sentenza e vedrà presto le conseguenze della sua azione”, ha dichiarato il portavoce della Corte, Gholamhossein Esmaili, riferendosi all’esecuzione della pena capitale a carico dell’individuo. In un caso separato, 2 individui che lavorano per un ente di beneficenza sono state condannate a 10 anni di carcere per spionaggio. Esmaili non ha fornito ulteriori informazioni sulla nazionalità delle persone condannate. La CIA non ha immediatamente commentato la notizia. 

La tensione tra USA e Iran ha recentemente raggiunto un livello estremamente alto. Il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, Baghdad, in cui il generale Soleimani è deceduto. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei. 

L’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita  negli assalti e aveva annunciato che la risposta degli Stati Uniti sarebbe stata l’applicazione di nuove sanzioni economiche ai danni dell’Iran. Il presidente USA aveva poi concluso le sue osservazioni sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, aveva affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, aveva aggiunto il presidente degli Stati Uniti. Il nuovo comandante della forza armata d’élite iraniana, la Quds Force, il 20 gennaio, ha dichiarato che Washington ha ucciso il suo predecessore “in modo vigliacco” e ha promesso di “colpire il nemico in modo virile”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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