Libia: dalle riunioni del comitato militare 5+5 agli incontri con Egitto ed Emirati

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 11:17 in Africa Libia

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Il Comitato militare congiunto, formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli, si è riunito a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Nel frattempo, Egitto ed Emirati Arabi Uniti (UAE) si sono incontrati con rappresentanti dei gruppi della Libia orientale.

Gli incontri del Comitato militare hanno avuto inizio il 3 febbraio e, come riferito dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, l’obiettivo dei colloqui tra gli alti ufficiali di entrambe le parti impegnate nel conflitto libico è “trasformare la tregua in un cessate il fuoco”, oltre ad allontanare dal Paese tutti i combattenti non libici. Si tratta, ha specificato Salamé, del primo incontro di tale tipo. L’istituzione di tale comitato è uno dei risultati della cosiddetta conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio scorso, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto e la crisi in Libia. In tale quadro, il generale a capo dell’LNA, Khalifa Haftar, ha confermato la presenza di propri rappresentanti 48 ore prima dell’inizio dell’incontro, affermando altresì di essere disponibile ad accettare quanto stabilito a Berlino e a raggiungere un accordo per eventuali intese future in materia economica e politica.

Parallelamente al meeting del comitato militare, alcuni rappresentanti dei gruppi filo-Haftar della Libia orientale hanno incontrato delegati provenienti da Egitto ed UAE. In particolare, secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche, all’incontro hanno partecipato funzionari dell’intelligence e personale militare egiziano, rappresentanti militari di Haftar, ed il consigliere per la sicurezza del principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, altresì supervisore del fascicolo libico per gli Emirati. Le diverse parti hanno discusso delle mosse da attuare nel futuro prossimo sia a livello militare sia politico. Tra queste, i movimenti delle truppe sul campo verso i diversi assi di combattimento intorno alla capitale Tripoli, e la fornitura di carichi di armi all’avanguardia, oltre alla discussione di misure volte a far fronte ai progressi e ai rinforzi dell’esercito tripolino, appoggiato dalla Turchia, e al potenziamento dei suoi sistemi di difesa aerea.

A detta delle medesime fonti, gli Emirati, così come l’Arabia Saudita, hanno nuovamente invitato l’Egitto ad inviare proprie truppe in Libia, così da giungere ad una risoluzione nel minor tempo possibile. In cambio, Il Cairo otterrebbe un pacchetto di aiuti militari ed una quota di petrolio libico, nel caso in cui Haftar riesca ad imporre il proprio controllo nel Paese. Si tratta, tuttavia, di una richiesta respinta dall’Egitto. L’obiettivo principale di Riad e Abu Dhabi, è stato riferito, non è conquistare pozzi petroliferi, bensì far fronte all’avanzata di Ankara e di una corrente politica dell’Islam.

Nonostante i colloqui intrapresi, la probabilità di nuovi scontri alla periferia di Tripoli aumenta di giorno in giorno, come dimostrato altresì dall’invio di rinforzi militari ad Abu Qurayn e verso la capitale da parte del governo tripolino, altresì noto come governo di Accordo Nazionale (GNA). A tal proposito, il comandante delle milizie della “Brigata Al-Samoud”, Salah Badi, affiliata alle forze tripoline e, in particolare, ai Fratelli Musulmani, nella sera del 3 febbraio, ha reso noto che i combattimenti proseguiranno nei dintorni di Misurata e, in particolare, presso Abu Qurayn e al-Washeka. Pertanto, in un video, il leader ha invitato le proprie forze e quelle tripoline di Misurata a mobilitarsi per riprendere il controllo di quelle aree attualmente occupate dall’LNA. Badi è stato inserito nella lista delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel novembre 2018, con l’accusa di destabilizzare la sicurezza in Libia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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