Il Libano in preda alla peggiore crisi economica, addio al dollaro

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 10:01 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le banche libanesi hanno posto maggiori restrizioni sui prelievi di moneta estera e, nello specifico, di dollari, il 3 febbraio, per provare a far fronte alla peggiore crisi economica dalla guerra civile verificatasi tra il 1975 ed il 1990.

In particolare, il massimale è pari a 500 dollari al mese, pari al 50% in meno rispetto alla cifra concessa precedentemente. Inoltre, a seconda del saldo disponibile, tale cifra potrà essere prelevata in un mese, in due lotti, e non più settimanalmente. Dollari e lire libanesi vengono utilizzate in modo interscambiabile sin dalla guerra civile, e una diminuzione della moneta statunitense crea difficoltà a chi opera con ingenti somme di denaro nell’ambito dell’importazione di materie prime. La crisi che ha colpito il Libano negli ultimi mesi ha interessato soprattutto benzina, pane e medicine. 

Misure relative ai limiti per i prelievi e altri controlli di capitale non ufficiali sono stati attuati per la prima volta a novembre 2019, in seguito alla chiusura delle banche in risposta alle proteste iniziate il 17 ottobre contro corruzione, sclerosi politica e cattiva gestione dell’economia da parte del governo. Da allora, la crisi economica si è acuita sempre di più, con un conseguente rincaro dei prezzi di beni e servizi, una maggiore disoccupazione causata dalla chiusura di negozi e aziende, e una sempre minore fiducia nel sistema bancario e nell’economia libanese anche da parte degli investitori esteri.

Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è diminuito di circa il 60%, a seguito della carenza di valuta statunitense, e la differenza tra mercato parallelo e mercato ufficiale è di circa il 33%.

Nel commentare le ultime misure del 3 febbraio, il direttore generale di Fransabank, nonché vicepresidente dell’Unione delle banche libanesi, Nadim Kassar, ha riferito che il dollaro si è trasformato in un prodotto che non è più disponibile nel mercato libanese in modo facile e flessibile. Di fronte a tale scenario, le banche, ha specificato Kassar, si stanno impegnando per garantirne la liquidità dall’estero, chiedendo spedizioni anche tramite aerei privati. Tutto ciò costa, però, caro alle casse libanesi. Kassar ha rivelato che, dall’inizio della mobilitazione popolare, le banche hanno spedito circa 6 miliardi di dollari di assets all’estero per soddisfare la domanda di dollaro, ma si arriverà a un punto in cui non si potrà più “pompare il dollaro nei mercati”, soprattutto di fronte al calo dei profitti delle banche.

Inoltre, la cosiddetta “liraficazione” pone degli svantaggi per i depositanti. Molti libanesi sono costretti a convertire i risparmi da dollari in sterline libanesi, ma al tasso di cambio ufficiale, al fine di ritirare i propri risparmi. Considerando che il tasso di cambio prevalente sul mercato nero valuta la sterlina a un tasso inferiore a quello ufficiale, tali prelievi implicano una perdita. Secondo alcuni esperti, è probabile che i limiti rigorosi ai trasferimenti all’estero e ai prelievi di contanti in Libano continueranno per un periodo di minimo un anno e mezzo a massimo cinque anni, a seconda dell’abilità del governo di attuare le misure adeguate.

Nelle ultime settimane, numerosi libanesi hanno espresso la propria rabbia contro le misure adottate dalle banche del Paese. Il movimento di protesta antigovernativo, invece, ha avuto inizio il 17 ottobre, quando la popolazione ha cominciato a scendere per le strade e le piazze libanesi chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo.

La formazione del nuovo esecutivo è stata annunciata il 21 gennaio scorso e vede a capo un ex ministro dell’istruzione, Hassan Diab. Sebbene quest’ultimo lo abbia descritto come indipendente e formato da esperti, il governo è fortemente contestato dalla popolazione, che invece lo considera ancora caratterizzato da quelle forze politiche rifiutate. Inoltre, a detta dei manifestanti, sono proprio queste forze politiche ancora al potere ad aver condotto il Paese verso il collasso economico. Tra gli slogan principali si legge: “Nessuna fiducia”, “No al governo delle quote”.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.