La Cina annuncia nuove misure per la gestione interna del coronavirus

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 20:39 in Asia Cina

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Le autorità cinesi hanno attivato ulteriori misure per la gestione della crisi relativa al coronavirus nella provincia centrale cinese di Hubei e nel capoluogo, Wuhan, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa cinese Xinhua. Quali sono e cosa prevedono. 

La notizia arriva a seguito di una riunione del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (CPC) sulla prevenzione e il controllo del nuovo focolaio di coronavirus, tenutasi il 3 febbraio. Il primo ministro cinese, Li Keqiang, membro del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del CPC, ha presieduto l’incontro. Saranno prese ulteriori misure per garantire l’ospedalizzazione di tutti i cittadini e la fornitura di risorse mediche, riferisce l’agenzia stampa cinese. A tale fine, anche hotel e locali di varia natura saranno utilizzati come siti per effettuare il trattamento di infezioni sospette. In questo modo, anche i pazienti che mostrano sintomi lievi potranno essere tenuti sotto osservazione. Al momento, tale monitoraggio non può essere garantito per scarsità di risorse. Saranno, inoltre, allestiti ospedali mobili e altri 2.000 operatori sanitari saranno inviati nella provincia di Hubei, ha assicurato il Comitato. Le autorità cinesi presenti all’incontro hanno poi affermato che saranno organizzate squadre di personale medico di alto livello per assumere la gestione di ospedali e reparti di terapia intensiva. Sono stati poi richiesti maggiori sforzi per migliorare la capacità di rilevazione e diagnosi della malattia, tramite l’acquisizione di più materiale necessario per i test a Wuhan, affermando che anche “enti terzi qualificati” saranno autorizzati a eseguire tali esami. 

Per quanto riguarda il trattamento del coronavirus, l’incontro ha sottolineato che esistono misure efficaci e che queste devono essere incluse nella linea guida per il trattamento della malattia. Le autorità hanno poi chiesto l’integrazione della medicina tradizionale cinese e occidentale nel trattamento dei pazienti, per migliorare l’efficacia delle cure. L’assegnazione giornaliera delle risorse mediche essenziali per contenere l’epidemia dovrebbe essere ulteriormente migliorata, secondo il Comitato Centrale. L’incontro ha evidenziato la necessità di soluzioni tempestive ai problemi nel trasporto trans-regionale interno alla Cina, al fine di migliorare la distribuzione dell’offerta di beni e garantire che il mercato non rimanga bloccato. Tuttavia, il Comitato ha chiesto di evitare lo spostamento concentrato di cittadini su larga scala dopo la fine delle vacanze del Festival di Primavera.

Le misure arrivano a seguito della seconda vittima del coronavirus fuori dalla Cina, una donna di 39 anni, ad Hong Kong, che era tornata da Wuhan. La prima vittima fuori dal territorio era stata registrata nelle Filippine. Le persone infette ammontano a 20.438 e i decessi hanno raggiunto i 425, il 4 febbraio. Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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