Iraq: Baghdad nuovamente testimone di vittime

Pubblicato il 4 febbraio 2020 alle 9:03 in Iraq Medio Oriente

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L’Unione delle Università di Baghdad ha invitato i gruppi di manifestanti iracheni a riunirsi, martedì 4 febbraio, per il cosiddetto “milione di emergenza”, dinanzi alla sede del Ministero dell’Istruzione e fino alla piazza centrale della capitale, piazza Tahrir. L’invito giunge dopo che altri manifestanti sono morti il giorno precedente, il 3 febbraio.

In particolare, secondo fonti locali, 5 iracheni sono morti nella capitale a seguito degli scontri contro le forze dell’ordine, mentre fonti di sicurezza hanno riportato un episodio di accoltellamento contro un manifestante nel Sud dell’Iraq, ad opera di uomini con cappelli blu, segno distintivo degli affiliati al movimento sadrista del clerico Muqtada al-Sadr. Stando a quanto specificato da fonti mediche, le vittime stavano cercando di riaprire la sede del governatorato di Babilonia quando sono state assalite. Tra queste, una è stata accoltellata al collo ed è deceduta successivamente in ospedale, a causa delle gravi ferite riportate. Altre tre sono state colpite con bastoni. All’alba del 4 febbraio, i membri dei “Berretti blu” hanno nuovamente attaccato alcuni manifestanti all’interno delle loro tende, ma questa volta nei pressi di piazza Tahrir, nel centro di Baghdad, provocando numerosi feriti.

Le proteste degli ultimi giorni, che hanno visto altresì la partecipazione di numerosi giovani, sono state dirette soprattutto contro il premier neoeletto, Mohammed Tawfiq Alawi, salito alla presidenza del Consiglio il primo febbraio scorso. La maggior parte dei giovani manifestanti iracheni desidera mostrare il proprio rifiuto verso Alawi, impedendogli di formare un esecutivo. Il nuovo primo ministro è considerato una personalità vicina all’élite di cui, sin dal primo ottobre 2019, si chiedono le dimissioni. Dal canto suo, Muqtada al-Sadr ha, invece, accolto con favore la nomina del nuovo premier, invitando i manifestanti ed i propri seguaci a liberare strade e ponti. Per la popolazione irachena si tratta di un tradimento.

Sadr è altresì a capo di Sairoon, uno tra i maggiori blocchi di coalizione in Parlamento, ed è stato tra i principali leader dei movimenti di protesta degli ultimi mesi. Il 24 gennaio scorso, Muqtada al-Sadr aveva esortato la popolazione irachena a scendere in piazza per la “marcia da un milione di uomini”, in segno di protesta contro “corruzione e occupazione”. La manifestazione giungeva dopo poche settimane dalla riattivazione, da parte di Sadr, del “Mahdi Army”, una milizia composta da forze antistatunitensi, che il leader stesso aveva sciolto circa 10 anni fa.

La forte ondata di manifestazioni ha avuto inizio il primo ottobre 2019, quando i manifestanti sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate.

In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di un nuovo premier.

Sebbene Alawi si sia impegnato fin da subito a rispondere alle richieste e alle esigenze della popolazione irachena, già dalla sera del primo febbraio, gruppi di manifestanti si sono riuniti nel centro della capitale Baghdad, a piazza Tahrir, per esprimere il proprio rifiuto. A detta di alcuni cittadini in piazza, il premier neoeletto è stato scelto senza prendere in considerazione l’opinione del popolo iracheno e senza mostrare attenzione e rispetto per i martiri dell’ondata di violenza verificatasi nelle piazze irachene. Inoltre, secondo alcuni studiosi, i manifestanti iracheni continuano a chiedere la caduta dell’intero sistema politico, e Alawi, avendo assunto il mandato di ministro delle Comunicazioni per due volte, risulta essere ancora un rappresentante di quella classe politica fortemente contestata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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