USA offrono supporto alla Cina contro il coronavirus

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 16:50 in Cina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che Washington ha adottato misure decisive che hanno fermato la minaccia del virus negli USA e ha offerto il proprio supporto alla Cina. 

Tali dichiarazioni sono state rilasciate il 2 febbraio, durante un’intervista televisiva. Trump ha affermato che l’impatto del coronavirus negli USA è minimo e ha aggiunto: “Vedremo cosa succede, ma l’abbiamo fermato, sì”. Tuttavia, le preoccupazioni per l’epidemia hanno spinto gli Stati Uniti a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria pubblica e a vietare l’ingresso nel Paese a cittadini stranieri che abbiano recentemente visitato la Cina. Le nuove restrizioni sono entrate in vigore a partire dalle 17, ora locale, di domenica 2 febbraio e prevedono che i cittadini statunitensi che si trovavano in Cina siano indirizzati verso uno degli 8 aeroporti designati per lo screening. “Non possiamo far entrare migliaia di persone che potrebbero avere questo problema”, ha detto Trump, aggiungendo che i funzionari statunitensi hanno offerto alla Cina un “enorme aiuto” per affrontare l’epidemia.

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, Robert O’Brien, in un’intervista separata, ha affermato che la Cina era stata più aperta sul coronavirus di quanto non fosse stata nelle crisi precedenti, ma non aveva ancora accettato l’offerta di assistenza statunitense. “Finora i cinesi sono stati sicuramente più trasparenti che nelle crisi passate e lo apprezziamo”, ha dichiarato O’Brien. “Abbiamo una straordinaria competenza”, ha riferito. “Questa è una fonte di preoccupazione mondiale. Vogliamo aiutare i nostri colleghi cinesi se possiamo e abbiamo fatto un’offerta, vedremo se la accetteranno”, ha poi aggiunto. Il G7, intanto, ha concordato di organizzare una risposta unificata contro la diffusione del coronavirus e terrà una conferenza a tale proposito, secondo quanto riferito dal ministro della Sanità tedesco Jens Spahn, a seguito di un colloquio con il segretario alla Sanità statunitense, Alex Azar. Oltre alla Germania e agli Stati Uniti, il G7 comprende Francia, Italia, Giappone, Canada e Gran Bretagna. In tale contesto, il 3 febbraio, la Commissione Sanitaria locale della provincia cinese di Hubei, epicentro dell’epidemia, ha denunciato 56 nuovi decessi, portando il totale a 350. Il 2 febbraio è stata rilevata la prima vittima fuori dalla Cina, nelle Filippine. Gli infetti, globalmente, sarebbero oltre 17 mila.

Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, la sera del 30 gennaio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha comunicato che 2 turisti cinesi a Roma sono risultati positivi al coronavirus: si tratterebbe di un uomo e una donna, marito e moglie, di 67 e 66 anni, provenienti proprio dalla città di Wuhan. Sono i primi due casi in Italia. La coppia alloggiava al Grand Hotel Palatino, in via Cavour. La loro stanza è stata sigillata e tutte le persone che sono venute direttamente e lungamente a contatto con loro, tra cui un gruppo di altri turisti cinesi con cui viaggiavano, sono sotto osservazione. I due individui infetti sono ora in isolamento presso l’ospedale Lazzaro Spallanzani, al momento a sua volta blindato. Il direttore scientifico dell’ospedale, Giuseppe Ippolito, presente alla conferenza stampa di Conte, ha affermato che la rapidità di intervento del personale sanitario “fa pensare che non ci siano persone esposte”. Il Ministero della Sanità e la regione Lazio dovrebbero rilasciare un bollettino quotidiano sulla situazione. Per precauzione, tutti i voli tra Cina e Italia sono stati fermati. 

Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.