Trump e lo scherzo ai palestinesi

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 15:29 in Il commento Palestina

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

Con il piano di pace per la Palestina, Trump consente agli studiosi di esprimere un giudizio più ampio sul suo primo mandato. Per quanto sia paradossale, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è il più grande successo di Trump in politica internazionale. Un successo ottenuto senza fare niente, visto che il referendum sulla Brexit è stato celebrato prima che diventasse presidente. Dove Trump non ha fatto niente, ha incassato tanto; dove ha fatto tanto, non ha incassato niente. Come questa rubrica ha documentato nelle settimane passate, Trump non ha riportato successi in Libia, Corea del Nord, Iran, Iraq, Siria, Afghanistan, Ucraina dell’est e Venezuela. Quanto al piano di pace per la Palestina, è un fallimento. Anzi, bisognerebbe parlare di fallimento annunciato giacché i palestinesi, intuendo i suoi contenuti, avevano sfoggiato un’opposizione radicale persino alla sua scrittura in forma privata. I palestinesi avevano bocciato il piano, prima ancora di conoscerlo. Ora che è noto, non si sono degnati nemmeno di scendere in piazza per protestare in massa, dal momento che lo considerano come il primo scherzo della storia millenaria della politica internazionale. Trump ha scherzato, questo pensano i palestinesi, i quali non riescono a capire come si possa costruire la pace con un piano che pone le premesse per proseguire la guerra, più 50 miliardi di dollari. Ai palestinesi non viene concesso niente di ciò a cui hanno diritto in base al diritto internazionale. Non avranno uno Stato sovrano e indipendente, e continueranno a subire il dominio d’Israele che, mentre loda il piano di pace, annuncia di voler avanzare territorialmente. È infatti intenzione di Netanyahu procedere all’annessione delle alture del Golan, che appartengono alla Siria, e di altri territori. Non è così difficile capire perché a Putin e Erdogan il piano non piaccia.     

I palestinesi avevano sempre diffidato di Trump, soprattutto dopo la sua decisione unilaterale di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconosciuta quale capitale d’Israele senza che Israele facesse alcuna concessione per ricambiare cotanta messe. Agli occhi dei palestinesi, Trump è stato non soltanto il primo capo di Stato ad avere organizzato uno scherzo in politica internazionale, ma anche il primo a infiocchettare un regalo, come commentò una delle firme più autorevoli del giornalismo americano, Thomas Friedman del New York Times. In politica internazionale, infatti, i regali non esistono. I predecessori di Trump avevano sempre ritenuto che l’eventuale riconoscimento di Gerusalemme quale capitale d’Israele avrebbe dovuto ricevere una grossa contropartita per favorire i palestinesi e, quindi, la pace, che è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. Trump, invece, ha riconosciuto Gerusalemme capitale d’Israele senza chiedere niente in cambio.   

Il fatto che Netanyahu abbia festeggiato intonando una serie di inni a Trump e alla bandiera americana, rende attuale la critica di Noam Chomsky, il quale ha sempre affermato che gli Stati Uniti non sono mai stati imparziali nel conflitto israelo-palestinese. Non sono mai stati imparziali, ha scritto Chomsky, eppure si continua a designarli come arbitri. Questa nuova situazione in Palestina, che è uguale a quella vecchia, non favorisce gli interessi dell’Italia, che ha invece un forte interesse strategico a conservare l’immagine ottima di cui gode agli occhi dei popoli del Medio Oriente. Questa immagine è importantissima sia per proteggere i commerci dell’Italia, sia per garantire la sicurezza dei sui imprenditori, che si recano nel mondo islamico per fare affari. Per non parlare dei turisti. Non è saggio che l’Italia si schieri apertamente dalla parte del piano di (non) pace, fino a lodarlo, considerato anche che Trump potrebbe non essere rieletto alla Casa Bianca. Ovviamente, non è saggio nemmeno condannarlo. La cosa migliore da fare, considerata anche la posizione ambigua dell’Arabia Saudita, è assumere un atteggiamento defilato. Qualunque cosa accada in Medio Oriente, che si tratti della crisi con l’Iran o del conflitto israelo-palestinese, bisogna sempre ricordare che è interesse nazionale che l’immagine degli italiani nei Paesi del Medio Oriente rimanga ottima. È un patrimonio politico ed economico che non può essere sperperato con esternazioni incaute e, peggio ancora, inutili, visto che il piano di pace di Trump è nato morto.

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Alessandro Orsini

di Redazione

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