Rep. Dem. del Congo: nuova escalation di attacchi nell’Est del Paese

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 13:12 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Una serie di attentati di matrice islamista, compiuti nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, ha portato alla morte di almeno 62 civili nell’arco di una settimana. È quanto ha riferito l’agenzia di stampa Reuters, domenica 2 febbraio, sottolineando però che alcune fonti locali, come l’ONG congolese per la difesa dei diritti umani, CEPADHO, hanno collocato il bilancio delle vittime a più di 74 persone, tra i quali anche diverse donne e bambini. Gli attacchi hanno colpito almeno 10 villaggi e sono stati condotti generalmente con coltelli e armi da fuoco. I responsabili delle offensive sono i militanti del gruppo islamista delle Forze Democratiche Alleate (ADF), un’organizzazione che opera anche nella vicina Uganda. Uno degli ultimi incidenti, avvenuto tra sabato 1 e domenica 2 febbraio, ha portato alla morte di circa 7 persone nella provincia orientale di Beni. L’intervento degli operatori della missione di peacekeeping dell’ONU, MONUSCO, e dell’esercito congolese ha respinto l’offensiva dei militanti.

Sempre nella regione di Beni, sono state più di 36 le vittime di un attacco ribelle condotto il 28 gennaio. Dopo settimane di relativa calma, nella prima metà di gennaio, sembra dunque che i militanti dell’ADF abbiano ripreso con costanza le loro offensive. Anche lo Stato Islamico ha più volte rivendicato la responsabilità di diversi attacchi compiuti sul territorio congolese. Tuttavia, le Nazioni Unite non hanno confermato alcun legame diretto tra i militanti dell’Isis e quelli delle Forze Democratiche Alleate.

Secondo i dati pubblicati da un’organizzazione della società civile, la Kivu Security Tracker (KST), circa 312 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. I massacri delle Forze Democratiche Alleate sembrano dunque essere perpetrati con l’intento di terrorizzare la popolazione, a detta di diverse fonti locali. Le offensive dell’esercito, condotte tra le fitte foreste al confine con l’Uganda, hanno portato finora alla cattura del quartier generale del gruppo e all’uccisione di 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti dell’ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Diversi gruppi armati operano nelle regioni orientali del Paese africano nonostante la presenza della missione delle Nazioni Unite, una delle più grandi del continente. Ciò ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping, distruggendo e dando fuoco a diversi edifici. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. 

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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