Il Piano di Pace: l’opinione di Riad e dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 16:19 in Arabia Saudita Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), in un incontro di lunedì 3 febbraio, ha rifiutato il Piano per la Pace in Medio Oriente, presentato dal presidente statunitense, Donald Trump, il 28 gennaio. Nella medesima occasione, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Faisal bin Farhan Al-Saud, ha espresso solidarietà per il popolo palestinese.

L’OIC è stata fondata a Rabat, in Marocco, il 25 settembre 1969, ed attualmente include rappresentanti provenienti da 57 Stati di Europa, Asia, America, Vicino e Medio Oriente, Sudamerica e Africa. Nel 1975, l’Organizzazione ha assunto lo status di osservatore dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il suo obiettivo cardine è lo sviluppo e la salvaguardia degli interessi delle popolazioni musulmane nel mondo.

In occasione dell’incontro straordinario del 3 febbraio, svoltosi a Jeddah, è stato espresso il rifiuto dell’OIC al piano presentato da Trump, considerandolo “fazioso” e in linea soltanto con interessi e idee israeliani, relativamente al conflitto israelo-palestinese. Pertanto, i diversi membri dell’organizzazione non si sono detti a favore di quanto proposto e, al contrario, hanno espresso il proprio rifiuto verso mosse che favoriscano la sua attuazione e verso una eventuale cooperazione con l’amministrazione statunitense.

In una dichiarazione rilasciata dai ministri degli Esteri presenti all’incontro, è stato affermato che il piano “americano-israeliano” è da rifiutarsi perché non soddisfa le aspirazioni del popolo palestinese e i suoi diritti legittimi. L’OIC, che rappresenta oltre 1.5 miliardi di musulmani nel mondo, ha sottolineato la centralità della causa palestinese e, in particolare, l’importanza di Gerusalemme per l’intero mondo islamico, in quanto la città, e soprattutto la Gerusalemme Est occupata, rappresenta “l’eterna capitale della Palestina”. Non da ultimo, è stato affermato che la pace e la sicurezza in Medio Oriente potranno essere raggiunte solo ponendo fine all’occupazione israeliana. Pertanto, a detta dei membri OIC, è necessario consentire al popolo palestinese di ripristinare i propri diritti inalienabili, compreso il diritto all’autodeterminazione e alla sovranità sui propri territori e sui propri spazi sia marittimi sia aerei.

“Siamo tenuti a mostrare solidarietà al popolo palestinese e alla sua giusta causa” sono state le parole del ministro saudita, cui si sono aggiunte quelle dell’omologo emiratino, Anwar Mohammed Qarqash, con cui ha affermato il sostegno storico e continuo degli Emirati Arabi Uniti alla causa palestinese e ai legittimi diritti della popolazione palestinese.

Precedentemente, l’Arabia Saudita si era detta a favore di tutti gli sforzi volti a raggiungere una soluzione giusta e inclusiva alla questione palestinese. In particolare, Riad aveva affermato di apprezzare gli sforzi profusi dall’amministrazione statunitense, ed il piano di pace che potrebbe portare a intraprendere colloqui tra la parte palestinese e quella israeliana, sotto l’egida di Washington. Si tratta di negoziati che Riad incoraggia.

Il progetto elaborato da Washington, se portato a termine, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari, in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele. Non da ultimo, si richiede lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza. 

Una delle questioni centrali della proposta di Trump è da ricollegarsi alla definizione di nuovi confini israeliani, che penetrano in profondità nel territorio della Cisgiordania. Per le aree rimanenti, la proposta è creare uno “State- minus”, ovvero un’entità priva di un esercito in grado di minacciare Israele e, pertanto, senza una sovranità. La Casa Bianca lo ha definito “uno Stato palestinese smilitarizzato”. Circa la Valle del Giordano, estremamente fertile e già fortemente contesa tra le due parti, il piano americano prevede di fatto il controllo di Israele.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.