Nicaragua: attacco contro comunità indigena, quattro morti

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 8:29 in America Latina America centrale e Caraibi

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Un attacco armato contro una comunità indigena nel nord del Nicaragua ha provocato almeno quattro morti. Gli indigeni dell’etnia Mayangna, una comunità che rappresenta meno dell’1% della popolazione del paese centroamericano, hanno denunciato un gruppo di coloni armati di aver cercato di espellerli con la forza dalle loro terre nella riserva naturale di Bosawás. “Questo attacco è un altro esempio della persistente indolenza statale subita dalle comunità delle popolazioni indigene nicaraguensi di fronte ai tentativi di occupare illegalmente i loro territori” – ha affermato Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International, che ha aderito alla denuncia da parte di altre organizzazioni regionali che chiedono chiarimenti sull’attacco e sugli omicidi al governo di Managua. La polizia nicaraguense ha riconosciuto fino a venerdì 31 gennaio solo la morte di due persone e ha annunciato l’inizio delle indagini, senza rivelare ulteriori dettagli.

L’attacco armato ha avuto luogo nel pomeriggio di mercoledì 29 gennaio, quando un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco sugli abitanti del villaggio e dato fuoco a 16 case nella comunità Alal, nel territorio di Mayangna Sauni As, secondo quanto riferito dei leader della comunità. Donne, bambini e anziani hanno dovuto lasciare la comunità, mentre gli uomini sono rimasti a difendere il villaggio, afferma la nota, che riferisce di due attacchi. Il primo, sulle rive del fiume Casca e il secondo nell’insediamento dei coloni. Tra le persone scomparse c’erano membri del governo comunale, giudici e rangers. “È un peccato, hanno ucciso i nostri fratelli con machete, coltelli e proiettili; molti sono rimasti senza alloggi e risorse finanziarie” – dice al telefono Byron Bucardo Miguel, leader della comunità, che afferma che i dispersi sono già stati trovati illesi.   

Agenti di polizia, autorità militari e rappresentanti indigeni sono arrivati sul posto giovedì 30 gennaio per condurre le prime indagini. La polizia nazionale non tiene conto dell’incendio delle case né ha fornito dettagli sull’attacco o informazioni sui responsabili, come si legge in un breve comunicato stampa.

“Questo modello di attacchi si ripete in Nicaragua da anni” – ha avvertito la Commissione interamericana per i diritti umani (CIDH). Le autorità comunitarie riportano quattro morti, sebbene altre versioni indichino che vi sono sei morti. Dopo la denuncia, la CIDH ha chiesto al governo di Daniel Ortega che garantisca il diritto delle popolazioni indigene alla vita, all’integrità e al territorio. “La comunità è stata distrutta, le case bruciate, in un vortice di violenza, paura e terrore, che ha costretto intere famiglie a rifugiarsi sulle montagne” – ha lamentato l’Alleanza civica per la giustizia e la democrazia.

La riserva di Bosawás, al confine con l’Honduras, copre circa 20.000 chilometri quadrati di foresta pluviale e costituisce uno dei più importanti polmoni verdi i in America Latina. Dal 2000, le attività agricole e zootecniche sono raddoppiate dal 15,1% al 30,7% del territorio, secondo un rapporto del Ministero dell’ambiente e delle risorse naturali. La stampa nicaraguense denuncia da anni una “invasione” di coloni allevatori di bestiame che espropriano le comunità indigene, attraverso minacce e acquisti fraudolenti di terra. “Sono gruppi che stanno entrando nel territorio indigeno con la forza per sfruttare la terra e la fauna selvatica” – afferma Bucardo, che aggiunge che l’assedio si è intensificato nell’ultimo anno, con almeno quattro attacchi simili alle comunità circostanti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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