L’ISIS rivendica l’attacco di Londra: chi è il responsabile

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 15:21 in Medio Oriente UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco terroristico del 2 febbraio a Streatham, nel Sud di Londra, che ha causato 3 feriti. Cosa sappiamo sull’attentatore.

La rivendicazione dell’ISIS è arrivata tramite un messaggio diffuso su Telegram, il 3 febbraio: “L’attentatore nell’area di Streatham, nel Sud di Londra, di ieri è un nostro combattente e ha effettuato l’attacco in risposta all’invito di assalire i cittadini delle nazioni che partecipano alla coalizione internazionale contro l’ISIS”. La notizia è stata riportata dal quotidiano britannico, The Guardian, che ha aggiunto che tale informazione non è stata confermata e deve essere presa con scetticismo, dato che lo Stato Islamico ha la tendenza a rivendicare gli assalti in Europa, anche senza che ci sia alcuna connessione tra il gruppo e gli attentatori. Tuttavia, in passato, l’aggressore aveva espresso il proprio supporto all’ISIS ed era stato condannato per crimini legati al terrorismo nel 2018. Era fuori di prigione per rilascio anticipato, dopo aver scontato metà della sua sentenza, pari a 3 anni, ed era sotto sorveglianza da parte della polizia. Anche se l’uomo non avesse avuto un diretto contatto con il gruppo terroristico, ne è stato sicuramente influenzato.

Il nome dell’aggressore, ucciso dalla polizia dopo aver ferito con un coltello 2 persone, è Sudesh Amman. Il giovane aveva 20 anni ed era il primo di 4 fratelli. Sua madre, Haleema Faraz Khan, è stata intervistata da Sky News e ha dichiarato che il figlio era un “ragazzo gentile, educato”, ma aveva avviato un percorso di radicalizzazione online, che aveva continuato poi nella prigione di Belmarsh, dove ha scontato metà della sentenza per crimini terroristici. La donna ha raccontato che quando aveva sentito la notizia dell’attacco aveva subito pensato al figlio, con cui aveva parlato appena poche ore prima dell’assalto. Durante l’intervista, la madre era visibilmente scossa, in lacrime, e ha aggiunto che prima di iniziare la radicalizzazione, il ragazzo voleva studiare scienze biomediche. “Aveva solo vent’anni”, ha detto piangendo la donna. La mattina del 3 febbraio, anche il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha commentato le rivelazioni riguardanti l’attacco di Streatham. Il premier britannico ha sottolineato la gravità della pratica di rilascio preventivo degli individui condannati per crimini terroristici, affermando di star promuovendo una modifica di tale sistema. Secondo quanto riferito dal Guardian, Amman era stato rilasciato solo 1 giorno prima di aver effettuato l’attentato.

L’ultimo assalto di questo tipo a Londra si è verificato il 29 novembre presso il London Bridge. Indossando un finto giubbotto esplosivo e brandendo coltelli, Usman Khan avva lanciato il suo attacco poco prima delle 14, ora locale. Dopo aver causato la morte due persone, un uomo e una donna, l’aggressore è stato atterrato dai passanti e in seguito ucciso dai proiettili sparati dalle forze dell’ordine. Khan, la cui famiglia proviene dalla parte del Kashmir che giace sotto il controllo pakistano, era stato arrestato nel 2012 per aver preso parte a un complotto ispiratosi al gruppo terroristico di  al-Qaeda volto a far esplodere la Borsa di Londra; era stato poi rilasciato nel dicembre 2018, e rimesso in libertà sotto alcune condizioni. A renderlo noto con un comunicato è stato uno dei principali ufficiali della polizia antiterrorismo britannica, Neil Basu. “Chiaramente, una linea principale nell’indagine è ora quella di stabilire come mai egli abbia condotto tale attacco”.

Secondo il Global Terrorism Index del 2019, ripreso dal The Week, il Regno Unito tra i primi 30 Paesi del mondo l’impatto del terrorismo, nonché primo dell’UE. La ricerca, condotta dall’Institute for Economics and Peace, indica inoltre che la minaccia terroristica del Regno Unito è maggiore rispetto a quella dello Sri Lanka, dell’Iran, della Russia e di Israele. Il Global Terrorism Index realizzato dal think tank australiano assegna un indicatore a ciascuno dei 168 Paesi analizzati. L’indicatore, in scala da zero a 10, deriva dal calcolo delle morti e degli attentati registrati in un arco di tempo di 5 anni, di cui l’ultimo periodo, ovvero 2018 e parte del 2019, incide sul 52% del risultato finale, mentre il primo dei 5 anni impatta del 7%. Secondo la classifica che ne deriva, il Paese maggiormente colpito dal terrorismo è l’Afghanistan, il quale ha registrato un indice di 9.603.

Il Regno Unito, invece, primo d’Europa, è al 28esimo posto della classifica generale, con un indice di 5.405, in gran parte dovuto agli attentati che hanno colpito il Paese nel 2017, tra cui quello a London Bridge del 3 giugno, che aveva causato la morte di 11 persone, e quello di Manchester del 22 maggio, in seguito al quale avevano perso la vita 22 persone. Nello specifico, entrambi gli attentati erano stati rivendicati dall’ISIS. Il primo aveva visto un van scagliarsi contro i pedoni lungo il London Bridge per poi dirigersi verso il Borough Market, dove tre uomini erano scesi dal veicolo e avevano attaccato i passanti armati di coltelli. Il secondo, invece, era stato commesso da un uomo, il quale si era fatto esplodere alla fine del concerto della pop-star Ariana Grande.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.