Le responsabilità del sistema cinese nell’epidemia di coronavirus

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 6:30 in Asia Cina

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Dal primo contagio ad oltre 10 mila infetti, tra insabbiamento delle notizie e medici arrestati: quali sono le responsabilità della governance cinese nell’epidemia del coronavirus. 

Un’analisi delle prime settimane in cui si è diffuso il virus può rivelare le difficoltà e i passi falsi della sanità pubblica cinese nel gestire la crisi e mette in luce alcune delle responsabilità di Pechino nel diffondersi dell’epidemia. Il Washington Post ricostruisce il percorso del coronavirus dal “paziente zero” agli oltre 10 mila contagi, tramite uno studio delle dichiarazioni ufficiali, dei rapporti dei medici cinesi, dei dati scientifici rilasciati solo successivamente e delle interviste con i funzionari della sanità pubblica e gli esperti del campo. Secondo il quotidiano statunitense, la cultura burocratica cinese ha portato gli individui a privilegiare la stabilità politica rispetto alla gestione del rischio e questo può aver permesso al virus di diffondersi più lontano e più velocemente.

Secondo il Post, i primi medici che hanno cercato di dare l’allarme per il coronavirus sono stati posti sotto sequestro dalla polizia. Allo stesso modo, i media hanno evitato di menzionare l’epidemia per settimane e la politica, nel frattempo, si è concentrata sul mantenimento della stabilità e sull’elogio del Partito e del suo leader, Xi Jinping. “Il sistema sanitario pubblico cinese si è modernizzato, ma il sistema politico cinese non ha fatto lo stesso”, ha dichiarato Jude Blanchette, responsabile degli studi sulla Cina presso il Center for Strategic and International Studies di Washington. “Semmai, c’è stata una regressione”, ha aggiunto l’esperto. 

A metà dicembre 2019, alcuni pazienti nella città di Wuhan hanno cominciato a presentare quello che sembrava un mix di sintomi influenzali: febbre, difficoltà respiratorie, tosse. I primi indizi indicavano che si poteva trattare di una polmonite virale. Tuttavia, i medici di Wuhan, una città di 11 milioni di persone della Cina centrale, non sono stati inizialmente in grado di individuare la causa di tale malattia. Voci di un misterioso virus hanno iniziato a turbinare sui social media cinesi, in particolare tra i medici. Un resoconto pubblicato sui media cinesi solo il 30 gennaio 2020, da un tecnico di laboratorio anonimo che afferma di lavorare in una struttura convenzionata con gli ospedali, riporta che la sua azienda aveva ricevuto i campioni da Wuhan e aveva individuato un coronavirus che somigliava per l’87% alla SARS, la sindrome respiratoria acuta grave, già il 26 dicembre 2019. 

Il 27 dicembre, i dirigenti del laboratorio hanno tenuto una serie riunioni urgenti per informare i funzionari sanitari di Wuhan e l’ospedale, ha scritto il tecnico. Tuttavia, il Washington Post aggiunge di non essere riuscito a verificare autonomamente le notizie riferite da tale fonte, che includono le immagini dei risultati dei primi test. Entro la sera del 30 dicembre 2019, le prime informazioni stavano iniziando a trapelare. Alle 17:43, Li Wenliang, un oculista del Wuhan Central Hospital, riferì in una conversazione privata ai suoi ex alunni della facoltà di medicina che 7  persone avevano contratto quella che credeva essere la SARS e un paziente era stato messo in quarantena nell’ospedale. La notizia è poi cominciata a circolare sui social network. 

La sera stessa del 30 dicembre, le autorità di Wuhan hanno cominciato a prendere provvedimenti. La commissione sanitaria ha inviato un “avviso urgente” a tutti gli ospedali sull’esistenza di una “polmonite proveniente da causa poco chiara”, omettendo qualsiasi menzione di SARS o di coronavirus, e ha ordinato a tutti i dipartimenti di riferire immediatamente informazioni su casi noti e riportarli alla loro catena di comando. Le prime notizie ufficiali confermarono che esistevano 27 casi di polmonite virale sconosciuta. I funzionari sanitari di Wuhan hanno collegato l’epidemia al mercato all’ingrosso di frutti di mare di Huanan, un luogo dove è possibile acquistare tutti i tipi di animali vivi e hanno rapidamente chiuso la struttura.

I funzionari cinesi hanno poi iniziato a cercare altri possibili infetti, ma si sono concentrati sulle persone che presentavano i sintomi della polmonite o che avevano collegamenti con il mercato ittico e degli animali. Secondo i resoconti, non sono state allertate tutti gli individui affetti da sindromi respiratorie. Solo più tardi gli scienziati e i funzionari hanno cominciato a sospettare che il numero degli infetti potesse essere molto più alto. Il 31 dicembre, l’ufficio nazionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato messo a conoscenza dei misteriosi casi di polmonite a Wuhan. I funzionari dell’OMS hanno inviato a Pechino un elenco di domande sull’epidemia e hanno offerto assistenza.

Mentre scienziati ed esperti della sanità pubblica si davano da fare per raccogliere maggiori informazioni, i servizi di sicurezza cinesi hanno cercato di soffocare le notizie. L’1 gennaio, l’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Wuhan ha convocato 8  persone per aver pubblicato e diffuso “voci” sugli ospedali di Wuhan e su pazienti con casi simili alla SARS. La polizia ha fatto circolare, tramite l’agenzia di stampa statale Xinhua, un avvertimento: “Invitiamo tutti a non fabbricare voci, a non diffonderle, a non crederci”. Tutte e 8 le persone detenute quel giorno erano medici, tra cui Li, l’oftalmologo di Wuhan. Wang Guangbao, chirurgo e scrittore della Cina orientale, ha in seguito affermato che le speculazioni su un virus simile alla SARS dilagavano all’interno degli ambienti medici a gennaio, ma le detenzioni dissuasero molti, incluso lui stesso, dal parlarne apertamente.

Il 9 gennaio, con 59 casi, la Cina ha annunciato di aver isolato e ottenuto la sequenza genomica della nuova forma di coronavirus, confermando le voci secondo cui il disturbo misterioso era legato alla SARS e alla sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS). Gli epidemiologi avevano però bisogno di conoscere i dettagli su quando le persone si erano ammalate, sui loro sintomi e altre caratteristiche, come l’età, il sesso e le condizioni mediche di base. Tali informazioni sui malati non sono state rese disponibili se non dopo settimane. A questo punto, la diffusione da persona a persona era già constatata e i casi raddoppiavano ogni 7 giorni. 

A Wuhan, intanto, i quadri locali erano concentrati su un incontro del Partito Comunista, che era stato programmato dall’11 al 17 gennaio. Durante quel periodo, la Commissione per la Salute di Wuhan ogni giorno affermava che non c’erano nuovi casi o morti. Circa 10 minuti dopo la mezzanotte del 18 gennaio, la Commissione ha annunciato l’esistenza di 4 nuove infezioni. Tuttavia, i funzionari hanno minimizzato il rischio di trasmissione da uomo a uomo. Anche dopo che erano stati segnalati casi in Thailandia e Corea del Sud, i funzionari di Wuhan hanno organizzato fiere dello shopping natalizio e altri eventi pubblici.

Senza chiari avvertimenti da parte del governo, i cittadini cinesi e quelli di Wuhan, continuavano a viaggiare, sia all’interno che all’esterno della Cina. Yang Jun, dirigente di un’azienda di apparecchiature fotovoltaiche, si era recato a Wuhan il 6 gennaio per un incontro di lavoro. Una settimana dopo è tornato a casa in treno per Pechino, passando per Shanghai. Il giorno prima di essere ricoverato in ospedale, ha partecipato a un evento scolastico di sua figlia e si è seduto in un’aula con centinaia di altri genitori, secondo una dichiarazione rilasciata in seguito dalla scuola di Pechino, che ha chiesto a tutti i genitori di mettersi in quarantena. Yang è morto questa settimana.

Il 20 gennaio, mentre oltre 400 milioni di cinesi si preparavano a tornare a casa per festeggiare il capodanno lunare, la posizione delle autorità cinesi è cambiata. Per la prima, volta quella mattina, i funzionari della sanità pubblica di Wuhan hanno smesso di parlare di “trasmissione da uomo a uomo limitata”. Più tardi quel giorno, il famoso pneumologo Zhong Nanshan, 83 anni e veterano della crisi della SARS, considerato un eroe nazionale, è apparso sui media statali per annunciare che il virus era in realtà trasmissibile tra le persone. Pechino alla fine cominciò a reagire. 

I funzionari hanno organizzato almeno 3 ospedali di emergenza intorno a Wuhan. Gli autobus interurbani a livello nazionale sono stati fermati. Molte città hanno prolungato le vacanze del Capodanno, ritardato il semestre scolastico di primavera e incoraggiato i residenti a non tornare a lavoro. Gli ospedali di tutto il paese hanno inviato squadre di medici volontari nella zona di quarantena per rafforzare il supporto. La città di Wuhan è stata blindata e le forze armate sono state allarmate dallo stesso presidente cinese. Quando il numero di casi segnalati hanno raggiunto le 4.500 persone, i funzionari di Wuhan hanno iniziato ad accettare pubblicamente le proprie colpe e a puntare il dito.

In un’intervista del 27 gennaio, il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, ha affermato di non essere stato autorizzato dai suoi superiori a rivelare notizie sull’epidemia in precedenza. Il 31 gennaio, il capo del Partito Comunista di Wuhan, che rappresenta un’autorità più alta rispetto al sindaco, ha riconosciuto la propria responsabilità per non aver adottato “misure preventive rigorose in precedenza”. “Sono in uno stato di colpa, vergogna e auto-rimprovero”, ha affermato Ma Guoqiang al Paese in un’intervista diffusa in tutta la Cina. La Corte Suprema del Popolo ha anche rilasciato una dichiarazione insolita che ammonisce la polizia di Wuhan per aver arrestato gli 8 scienziati.

“Se la società in quel momento avesse creduto a quelle ‘voci’ e avesse indossato le maschere, usato il disinfettante ed evitato di andare al mercato della fauna selvatica, come se ci fosse stato un focolaio di SARS, forse questo avrebbe significato poter controllare meglio il coronavirus oggi”, ha riferito l’Alta Corte. Li, l’oftalmologo posto sotto sequestro, è stato rilasciato dalla polizia di Wuhan il 3 gennaio dopo aver firmato un documento in cui riconosceva di aver commesso “atti illegali”. L’uomo è tornato immediatamente a lavorare ed è stato infettato lui stesso dal coronavirus. Oggi rimane in terapia intensiva nel proprio posto di lavoro, il Wuhan Central Hospital.

Superati i 12 mila casi, all’interno della zona di quarantena, gli ospedali hanno apertamente lanciato appelli sui social network per chiedere donazioni di attrezzature di base come maschere e tute protettive. I residenti di Wuhan hanno segnalato una grave carenza di kit per testare la presenza del virus, il che aumenta la possibilità che il numero reale di casi sia molto più alto delle cifre confermate. Dopo che gli ospedali della città sono stati sopraffatti dai pazienti che volevano controllare se erano infetti o meno, le autorità locali hanno annunciato che gli ospedali forniranno test solo a coloro che mostrano sintomi gravi. I pazienti ricoverati vengono isolati nelle stanze degli ospedali. Alcuni pazienti sono morti nelle aree di attesa, secondo quanto ha affermato Chen Qiushi, un noto blogger cinese che è stato in diretta dagli ospedali di Wuhan.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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