Iraq: proteste da 287 vittime, che cosa si chiede al nuovo premier

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 9:03 in Iraq Medio Oriente

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Mentre l’Iraq ha visto, il primo febbraio, la nomina di Mohammed Tawfiq Alawi come nuovo premier, giunge il bilancio delle vittime causate dalla violenta ondata di proteste iniziata il primo ottobre 2019.

Secondo le statistiche ufficiali elaborate dai servizi sanitari dei diversi dipartimenti iracheni, il numero dei morti causati dal primo ottobre 2019 al 31 gennaio 2020 ammonta a 287 civili e 5 membri delle forze dell’ordine. Tali cifre differiscono da quelle della Commissione per i diritti umani irachena, secondo cui le vittime dell’ondata di manifestazioni sono state 556, di cui 13 agenti della sicurezza. Quest’ultimo bilancio si avvicina maggiormente alle parole del presidente iracheno, Barham Salih, pronunciate in occasione del World Economic Forum di Davos, il 22 gennaio, secondo cui l’ondata di violenza ha provocato “più di 600 manifestanti pacifici innocenti”.

La forte ondata di manifestazioni ha avuto inizio il primo ottobre 2019, quando i manifestanti sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate.

In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di un nuovo premier, Mohammed Tawfiq Alawi.

Sebbene Alawi si sia impegnato fin da subito a rispondere alle richieste e alle esigenze della popolazione irachena, già dalla sera del primo febbraio, gruppi di manifestanti si sono riuniti nel centro della capitale Baghdad, a piazza Tahrir, per esprimere il proprio rifiuto. A detta di alcuni cittadini in piazza, il premier neoeletto è stato scelto senza prendere in considerazione l’opinione del popolo iracheno e senza mostrare attenzione e rispetto per i martiri dell’ondata di violenza verificatasi nelle piazze irachene. Inoltre, secondo alcuni studiosi, i manifestanti iracheni continuano a chiedere la caduta dell’intero sistema politico, e Alawi, avendo assunto il mandato di ministro delle Comunicazioni per due volte, risulta essere ancora un rappresentante di quella classe politica fortemente contestata.

Dal canto suo, la Missione delle Nazioni Unite in Iraq ha accolto con favore la nomina del nuovo primo ministro e lo ha esortato a rivolgere la propria attenzione verso l’attuazione di misure sostanziali in grado di risanare le crisi in cui versa attualmente il Paese, oltre a rispondere alle richieste dei cittadini. Tra le principali, giustizia e responsabilizzazione. Tuttavia, anche l’Onu si è detta consapevole degli ostacoli da dover affrontare per realizzare quanto auspicato. Ciò richiede la collaborazione di tutti coloro che lavorano e sono coinvolti nel panorama politico iracheno. Inoltre, è stato evidenziato, il nuovo governo dovrà ottenere non solo la fiducia del Parlamento, ma anche dell’intera popolazione, che valuterà e giudicherà sulla base delle azioni concrete che verranno condotte. Al primo posto, ha sottolineato la Missione delle Nazioni Unite, dovrà comunque esservi l’interesse nazionale, e bisognerà altresì profondere sforzi per realizzare un Iraq più pacifico, prospero e giusto.

Anche rappresentanti dell’ambasciata statunitense a Baghdad hanno reagito alla nomina di Alawi alla presidenza del nuovo governo. Nello specifico, per gli Stati Uniti, l’Iraq, alla luce delle condizioni attuali, necessita di un governo indipendente e imparziale, che lavori per soddisfare le esigenze del popolo iracheno. Inoltre, è stato affermato che Washington ritiene che la sicurezza dell’Iraq sia fondamentale e, pertanto, collaborerà con il nuovo governo, non appena sarà ufficialmente formato, per creare le condizioni che rendano il Paese stabile, prospero e sovrano.

Alawi non ha mai stretto legami forti con Teheran e si è impegnato a formare un governo di ministri tecnocratici, indipendente da partiti politici, oltre a salvaguardare i manifestanti e a mettere in atto riforme. Tra gli obiettivi del nuovo premier, secondo quanto affermato, vi è la lotta alla corruzione e l’indizione di elezioni parlamentari anticipate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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