Gli USA chiedono ai talebani un’effettiva diminuzione della violenza

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 13:05 in Afghanistan USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha chiesto ai talebani una “prova tangibile” della riduzione della violenza nel Paese prima di firmare un accordo per la pace in Afghanistan che porti al ritiro delle truppe statunitensi. 

Parlando durante una conferenza stampa in Uzbekistan, il 3 febbraio, Pompeo ha dichiarato che l’accordo è stato negoziato e le parti erano vicine a firmarlo, ma i talebani non sono stati in grado di dimostrare la loro serietà. “Stiamo lavorando su un piano di pace e riconciliazione, mettendo le virgole nel posto giusto, aggiustando ogni frase”, ha affermato. “Siamo arrivati vicini ad un accordo ancora una volta: un pezzo di carta che vogliamo entrambi attuare, ma i talebani non sono stati in grado di dimostrare la loro intenzione o la loro capacità di portare avanti una riduzione della violenza”, ha affermato. In tale contesto, gli Stati Uniti chiedono una “prova tangibile” della diminuzione della minaccia, al fine di rilanciare i colloqui inter-afghani. “Speriamo di poter raggiungere tale risultato, ma ancora non ci siamo e rimane ancora del lavoro da fare”, ha affermato. 

I commenti del segretario di Stato USA arrivano due giorni dopo l’arrivo dell’inviato speciale per la pace di Washington,  Zalmay Khalilzad, a Kabul, il 31 gennaio, dove ha tenuto una serie di incontri di alto livello. Khalilzad ha riferito al presidente afghano, Ashraf Ghani, che non c’erano stati “progressi degni di nota” nei negoziati. Tuttavia, l’inviato ha affermato che gli Stati Uniti rimanevano positivi sulla possibilità di raggiungere un’intesa per la riduzione delle violenze. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli, relativi a possibili tempistiche. Intanto, il Paese è scosso dagli attacchi dei talebani, con numerose perdite sia tra la popolazione civile, sia tra le forze di sicurezza afghane. 

Almeno 5 agenti delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco dei talebani sull’autostrada che porta da Kunduz a Baghlan, la mattina del 2 febbraio. Secondo quanto riferisce il quotidiano locale Tolo News, l’attacco ha avuto luogo intorno alle 4:30 del mattino, ora locale, dopo che un gruppo di talebani avevano attaccato una postazione adibita ai controlli di sicurezza nell’area di Kisa Toop, lungo l’autostrada. Inoltre, almeno 13 individui sono morti e molte altre persone sono rimaste ferite a seguito di un attacco dei talebani, sempre a Kunduz, durante la notte tra il 28 e il 28 gennaio. Altre 3 persone sono state catturate a seguito dell’assalto, secondo quanto riferito dal consigliere provinciale, Safiullah Amiri. I militanti islamisti hanno preso di mira le postazioni di sicurezza nel distretto Dasht-e Archi di Kunduz, da diverse direzioni. 

Questi episodi si uniscono ad una lista di violenze che stanno lacerando il Paese da mesi. Nella serata di lunedì 27 gennaio, mentre a Sud-Ovest di Kabul precipitava un aereo statunitense, a Nord-Est della capitale un gruppo di talebani ha teso un assalto contro le forze di polizia locali. I combattenti hanno superato un posto di blocco e sono stati in grado di fare irruzione nel complesso con facilità, grazie alla complicità di un agente all’interno. Anche un funzionario della polizia locale ha confermato che i militanti sono stati aiutati dall’interno. Un portavoce dei combattenti talebani, Zabiullah Mujahid, ha dichiarato che le vittime dell’assalto sono state 17, aggiungendo che un ufficiale era stato preso in ostaggio. 

Le violenze diffuse stanno riportando riflettori sulla missione più lunga degli Stati Uniti all’estero, quella in Afghanistan, una guerra che vede la partecipazione degli USA da ben 19 anni. A seguito della fine dell’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan, dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, nel 1996. Tuttavia, il territorio montuoso afghano era diventato un paradiso per la crescita e l’organizzazione del terrorismo islamico. Dopo essere stati decimati da un intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani hanno mantenuto alcune roccaforti, dalle quali tentano di riprendere il controllo del governo centrale. 

Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno. Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi, uccisa in Afghanistan

A partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Non hanno, tuttavia, specificato quali fossero le nuove richieste di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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