Francia pronta a inviare altri 600 soldati nel Sahel

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 9:14 in Francia Mali

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La Francia ha annunciato che rafforzerà la propria presenza militare nel Sahel, inviando un totale di 600 truppe in più a sostegno dell’attuale contingente, fatto di circa 4.500 uomini. È quanto ha reso noto il ministro della Difesa di Parigi, Florence Parly, domenica 2 febbraio, specificando che il cuore delle operazioni si svolgerà nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger a partire dalla fine di febbraio. “Il rinforzo dovrebbe consentirci di aumentare la pressione contro lo Stato Islamico nel Grande Sahara. Non lasceremo spazio a coloro che vogliono destabilizzare il Sahel”, ha detto Parly riferendosi ai gruppi jihadisti africani legati all’Isis. “Una parte di questi sforzi sarà poi direttamente impiegata nell’ambito della forza del G5 Sahel, in modo da supportarla nella lotta al terrorismo”, ha aggiunto il ministro francese. La G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 da Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il contingente lavora a stretto contatto con la forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 e conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Oltre ai 600 uomini, la Francia prevede anche di mandare circa 100 carri armati nella regione per fornire supporto alle operazioni di terra. Ad oggi, Parigi ha perso circa 41 soldati durante la sua missione di addestramento delle forze locali e lotta al terrorismo. Secondo quanto riferito da Parly, anche il Ciad prevede di dispiegare al più presto un battaglione aggiuntivo da utilizzare nelle operazioni della G5 Sahel.

Negli ultimi mesi, la violenza nel Sahel è esplosa fino a diventare ingestibile per le forze di sicurezza locali. I gruppi armati attivi nella regione sono molteplici e le loro numerose offensive contribuiscono a diffondere un senso generale di insicurezza. A gennaio, l’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale, Mohamed Ibn Chambas, ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che gli attacchi terroristici sono aumentati di 5 volte rispetto al 2016 in Burkina Faso, Mali e Niger, portando a un totale di più di 4.000 morti nel 2019. Gli attentati, secondo quanto testimoniato dal rappresentante delle Nazioni Unite, sono spesso legati al crimine organizzato e alla violenza tra gruppi etnici rivali. Un rapporto del Consiglio di Sicurezza dello scorso luglio ha annoverato, tra gli sviluppi internazionali più sorprendenti, registrati nei primi mesi del 2019, “la crescente ambizione dei gruppi terroristici presenti nel Sahel e nell’Africa Occidentale”. Qui, combattenti legati all’Isis e ad Al Qaeda sfruttano la situazione di sottosviluppo di diversi Paesi africani per reclutare combattenti e indebolire il potere centrale.

Durante la conferenza di Pau, tenuta dal presidente francese Emmanuel Macron il 13 gennaio, con la partecipazione dei leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania, è stata stabilita la creazione di un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo. La “coalizione per il Sahel” dovrebbe unire insieme le forze della Francia, del G5 Sahel e di altri Paesi alleati. Il G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Secondo quanto dichiarato dalla ministra della Difesa francese, Florence Parly, recatasi a Bamako il 20 gennaio, la nuova coalizione lancerà nelle prossime settimane diverse operazioni militari al confine tra Burkina Faso, Niger e Mali.

Il summit di Pau è stato richiesto dal presidente Macron dopo l’incidente aereo che ha coinvolto due elicotteri francesi entrati in collisione sui cieli del Mali il 25 novembre. A seguito dell’impatto, tutti e 13 i soldati a bordo dei velivoli sono rimasti uccisi. Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2019 ha inserito il Mali al 13esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,65. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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