Egitto: attaccato un gasdotto nel Sinai del Nord

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 12:23 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gruppi armati hanno attaccato, nella serata del 2 febbraio, un gasdotto situato nella regione egiziana settentrionale del Sinai del Nord. Al momento, non sono state riportate vittime ma solo danni materiali.

Secondo quanto specificato da fonti locali e di sicurezza, gruppi armati hanno lanciato esplosivi contro il gasdotto posto a Bir El Abd, nell’Ovest di al-Arish. A detta di agenti della sicurezza locali, sono stati almeno 6 gli uomini armati mascherati che hanno posto esplosivi presso il gasdotto. L’incendio scaturito ha causato danni materiali soprattutto sul tratto egiziano-israeliano, ma, a detta delle fonti, ciò non ha attualmente influito sulle esportazioni di gas dal giacimento israeliano di Leviathan verso l’Egitto. Inoltre, il gasdotto attaccato viene utilizzato per fornire gas alle abitazioni, alle fabbriche di cemento e alle altre industrie di al-Arish e dell’area centrale del Sinai.

Tale episodio giunge dopo che, il 15 gennaio, il Ministero del Petrolio e delle Risorse minerarie egiziano aveva reso noto che le attività di pompaggio di gas naturale dal giacimento israeliano Leviathan avevano avuto inizio e che il gas ricavato sarebbe stato esportato in Egitto, sulla base di accordi precedentemente raggiunti.

Leviathan, le cui operazioni di pompaggio hanno avuto inizio il 31 dicembre scorso è il maggior giacimento di gas israeliano, definito, nel 2010, la riserva di gas naturale più grande scoperta in un decennio. Si trova a circa 130 km ad Ovest della città portuale di Haifa, sul Mar Mediterraneo, ed è controllato da un consorzio di tre società, Noble Energy, Delek Drilling e Ratio. In tale quadro, risale al 19 febbraio 2018, l’“accordo storico” concluso da Israele, del valore di 15 miliardi di dollari, per la vendita di gas naturale all’Egitto. Le parti interessate sono la società israeliana Delek e la compagnia privata egiziana Dolphinus Holdings.

Successivamente, il 27 settembre 2018, un consorzio israelo-americano composto dalla compagnia americana Noble Energy ed il suo partner israeliano, Delek, insieme alla compagnia egiziana EMG, hanno acquistato il 39% di un oleodotto, precedentemente in disuso, che collega la città costiera israeliana di Ashkelon con la penisola del Sinai settentrionale. Il consorzio ha pagato 518 milioni di dollari per l’utilizzo del gasdotto dell’EMG.

Tuttavia, la regione del Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è stata spesso il bersaglio di gruppi armati, altresì terroristici, a tal punto da divenire oggetto di operazioni militari. In particolare, il 9 febbraio 2018, l’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese. Inoltre, la Camera dei Deputati, ovvero il Parlamento monocamerale egiziano, ha ulteriormente esteso lo stato di emergenza nel Paese per tre mesi, il 14 gennaio.

Il 4 novembre 2019, l’esercito egiziano ha riferito che le proprie forze hanno ucciso 83 presunti militanti terroristi nel mese precedente, a seguito di operazioni condotte nel Sinai del Nord e nelle aree centrali della regione. Ai militanti uccisi, definiti infedeli, si sono aggiunti altri morti e feriti tra le forze di sicurezza. Il periodo preso in considerazione va dal 28 settembre al 4 novembre. In tale lasso di tempo, sono stati 61 i presunti criminali detenuti, trovati in possesso di circa 376 dispositivi esplosivi. Non è stato, però, specificato il gruppo di appartenenza di tali gruppi armati.

Tra le organizzazioni terroristiche più attive nella regione vi è Wilayat Sinai, che trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre 2019, inoltre, tale organizzazione ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.