Coronavirus: Russia sospende visti di lavoro a cittadini cinesi

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 12:06 in Cina Russia

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La Russia ha sospeso per un periodo non definito i viaggi senza visto e il rilascio di visti per lavoro ai cittadini della Repubblica Popolare Cinese. Questa iniziativa delle autorità russe fa parte delle misure adottate dal governo Mišustin per evitare la diffusione del Coronavirus sul territorio della Federazione russa.

“Sono temporaneamente sospesi i viaggi turistici senza visto, previsti dall’Accordo tra il governo della Federazione russa e il governo della Repubblica Popolare Cinese del 29 febbraio 2000 sui viaggi di gruppo senza visto ” – riferisce l’ordinanza, pubblicata nella serata del 1 febbraio sul sito ufficiale del governo russo.

“Il ministero degli Affari Esteri della Russia è tenuto a sospendere temporaneamente la ricezione di documenti, le pratiche burocratiche e il rilascio di visti di lavoro ai cittadini cinesi presso gli uffici consolari della Federazione russa nella Repubblica Popolare Cinese, è tenuto inoltre ad avvisare la Cina riguardo alle misure previste, sottolineando che sono giustificate da circostanze speciali e sono assolutamente temporanee” – afferma il comunicato del governo di Mosca.

Inoltre, il ministero dell’Interno e i suoi dipartimenti nelle entità federali sono tenuti a sospendere le pratiche di rilascio di inviti per visti di lavoro a cittadini con passaporto cinese.

Frattanto, la Cina si è detta grata nei confronti della Russia per aver fornito assistenza umanitaria per combattere il coronavirus. Lo ha detto il ministro degli Esteri Wang Yi in una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, secondo quanto riferiscono i ministeri degli esteri di entrambi i paesi.

Il Coronavirus (2019-nCoV), è stato identificato per la prima volta lo scorso dicembre nella città cinese di Wuhan, nella provincia dell’Hubei.

Da allora l’agente patogeno si è diffuso in oltre 20 Paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Francia, Germania, Svezia, Regno Unito, Spagna, Italia e Russia, dove il 31 gennaio sono stati registrati i primi due casi nel Territorio della Transbajkalia (Siberia meridionale, alle frontiere con Mongolia e Cina) e nella Oblast di Tjumen’, nella Siberia Occidentale.

Secondo i dati più recenti, il numero di casi di contagio già accertati dalle autorità cinesi ammonta a 14.386, cui vanno aggiunti 14 contagi ad Hong Kong, 8 a Macao, 10 a Taiwan, circa 100 nel resto dell’Asia, 21 in Europa, 12 in America Settentrionale. Le vittime sono 305 (304 in Cina e 1 nelle Filippine), mentre Pechino riferisce di altre 1800 persone circa che verserebbero in condizioni critiche; sono circa 300, invece, i pazienti già dimessi dagli ospedali.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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