Algeria e Tunisia: via gli stranieri dalla Libia

Pubblicato il 3 febbraio 2020 alle 17:02 in Algeria Tunisia

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Algeria e Tunisia hanno evidenziato la necessità di allontanare “tutto ciò che vi è di straniero” dalla Libia e di impedire il flusso di armi verso il Paese.

Tali affermazioni sono giunte domenica 2 febbraio, nel corso di una conferenza stampa tra il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ed il suo omologo tunisino, Kais Saied, a margine di un incontro tenutosi ad Algeri. Entrambi i presidenti hanno affermato che la soluzione alla perdurante crisi libica potrà essere raggiunta attraverso incontri tra le diverse parti coinvolte nel conflitto, che potranno essere organizzati proprio in Tunisia o in Algeria. Durante l’incontro, Tebboune e Saied hanno discusso delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e di alcune questioni internazionali, tra cui la crisi libica ed il conflitto israelo-palestinese. A tal proposito, il capo di Stato algerino ha sottolineato che Algeria e Tunisia condividono una “completa e assoluta” convergenza di opinioni a diversi livelli”, e soprattutto sul dossier libico.

In tale quadro, Algeri e Tunisi, a detta di Tebboune, potranno rappresentare un punto di inizio per la risoluzione alla crisi libica, sebbene la soluzione dovrà essere “libica-libica”, senza l’ingerenza di parti esterne. I due Paesi si sono detti disponibili ad ospitare incontri che possano aprire una nuova fase per la Libia, in cui vengano create nuove istituzioni che conducano alle elezioni generali ed in cui vengano poste le basi per uno Stato democratico libico, con la supervisione delle Nazioni Unite. È stato altresì ribadito l’impegno algerino nella cornice della lotta al terrorismo ed è stato sottolineato che “la sicurezza e la stabilità della Tunisia rappresentano la sicurezza e la stabilità dell’Algeria”. Inoltre, le due parti hanno concordato lo sviluppo delle aree di confine e di integrazione economica.

Dal canto suo, Kais Saied ha semplicemente ribadito tutto quanto affermato dal suo omologo, evidenziando la convergenza di opinioni e di approcci tra i due Paesi circa le diverse questioni internazionali. Immediatamente prima di recarsi per Algeri, il presidente tunisino aveva affermato: “L’Algeria è parte di noi”, sottolineando un’uguaglianza di approcci verso la questione libica e la propria opposizione all’intervento militare. Circa la conferenza di Berlino del 19 gennaio, Saied ha affermato che la sua assenza è stata dovuta ad un ritardo nell’invito, ma che il suo Paese continuerà a prendere parte agli incontri futuri e ai lavori preparatori.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni, ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

Algeri condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, ma è emersa come un attore chiave a livello diplomatico soltanto nel mese di dicembre 2019, quando il Consiglio supremo di sicurezza ha stabilito che il Paese sarebbe tornato a svolgere un ruolo all’interno di alcuni dossier internazionali, in primis la crisi libica. In precedenza, durante la presidenza di Abdelaziz Bouteflika, terminata il 2 aprile 2019, il Paese si era allontanato dalle arene sia regionali sia internazionali.

Tuttavia, già a inizio gennaio 2020, Abdelmadjid Tebboune aveva espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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