Uomo spara sui manifestanti: “Solo gli indù vinceranno”

Pubblicato il 2 febbraio 2020 alle 9:29 in Asia India

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A Nuova Delhi, un uomo ha aperto il fuoco su una manifestazione contro una la nuova legge sulla cittadinanza indiana. Si tratta del secondo episodio di violenza suprematista indu di questo tipo. 

La polizia ha comunicato che nessun manifestante è rimasto ferito e alcuni testimoni hanno riferito ad Al-Jazeera che l’aggressore ha gridato “Jai Shri Ram”, Ave Dio Ram, in riferimento ad una divinità indù, mentre sparava i colpi di pistola sulla folla. I manifestanti si erano radunati per una protesta pacifica contro la nuova modifica alla legge sulla cittadinanza, considerata discriminatoria per i musulmani. I video girati durante l’arresto del sospetto, identificato dalla polizia come Kapil Gujjar, mostrano l’uomo che urla: “Solo gli indù vinceranno in questo Paese. Questo Paese è nostro”. La polizia ha riferito che Gujjar è residente nel villaggio di Dallupura alla periferia della capitale indiana ed è stato preso in custodia. “L’uomo ha aperto il fuoco e la polizia l’ha immediatamente sopraffatto e catturato”, ha detto l’agente di polizia Chinmay Biswal. 

Tale evento arriva due giorni dopo una violenza dello stesso tipo. Il 30 gennaio, un ragazzo di 17 anni ha sparato contro i manifestanti che stavano protestando nei pressi dell’università Jamia Millia Islamia, a Nuova Delhi, ferendo 1 studente. L’aggressore ha fatto una diretta su Facebook prima di compiere il gesto. Testimoni oculari hanno riferito che l’aggressore ha urlato “Yeh lo azaadi”, che si traduce con “Ecco la vostra libertà” contro i manifestanti, prima di aprire il fuoco contro di loro. Una fotografia dell’agenzia di stampa Reuters mostra il giovane, vestito con una giacca nera e con in mano una pistola a canna singola, a pochi metri da decine di poliziotti. Tale episodio si è verificato fuori dall’università pubblica indiana, specializzata in studi islamici, dove più di 1.000 manifestanti si erano radunati per una marcia pacifica contro la nuova modifica alla legge sulla cittadinanza. 

In tale contesto, è importante sottolineare che il 27 gennaio era stato reso pubblico un video del ministro delle Finanze indiano, Anurag Thakur, che chiedeva ad una folla, riunita per un comizio politico, di cantare un coro contro i manifestanti. Il coro recitava: “Spara ai traditori del Paese”. Il video è stato girato mentre Thakur stava partecipando ad un raduno, in vista delle elezioni dell’8 febbraio, a sostegno di un candidato locale del partito al potere in India, il Bharatiya Janata (BJP). A seguito di tali eventi, al ministro è stato proibito di partecipare alla campagna elettorale per le 72 ore successive. L’opposizione indiana ha accusato il BKP di fomentare l’odio, con conseguenze pericolose per tutto il Paese. 

Le proteste indiane a cui si fa riferimento sono scoppiate quando il Parlamento di Nuova Delhi ha approvato, l’11 dicembre 2019, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza della crisi. Tuttavia, le proteste si sono diffuse in tutta l’India, in particolare nella capitale, Nuova Delhi. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

 

 

di Redazione

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