Immigrazione: i fatti più importanti di gennaio 2020

Pubblicato il 2 febbraio 2020 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di gennaio 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra 8.333 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, con oltre 4.000 sbarchi, seguita dalla Spagna, con circa 3.000 sbarchi, Italia, Malta, e Cipro. Il numero dei morti nel 2019, invece, è ammontato a 1.277. Tali cifre segnano un aumento, rispetto alle cifre dello stesso periodo del 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra 7.685 stranieri. Per quanto riguarda il numero dei morti in mare nel primo mese e mezzo del 2020, è stata effettuata una stima di 71 decessi.

Per quanto riguarda il caso specifico dell’Italia, le cifre registrate dal Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 10 febbraio 2020, si aggirano intorno ai 1.751 sbarchi, un aumento significativo rispetto ai 202 arrivi via mare registrati nello stesso periodo dello scorso anno. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono algerina, sudanese, ivoriana, bangladese e guineana. Il numero dei minori stranieri non accompagnati, invece, ammonta a 320.

Il mese di gennaio si è aperto con un naufragio, il 3, al largo delle coste della Turchia occidentale, in cui sono morte 8 persone, di cui 3 donne. L’imbarcazione, sulla quale viaggiavano 15 migranti, secondo quanto riportato dal Ministero dell’Interno turco, è affondata di fronte al distretto di Fethiye, nella provincia di Mugla. Il 12 gennaio, il Mediterraneo è stato teatro di un nuovo naufragio, al largo della Grecia. Quel giorno, un barcone si è capovolto di fronte all’isola di Paxos, nel Mar Ionio, causando la morte di 12 migranti. Lo stesso giorno, altri 11 migranti hanno perso la vita al largo della Turchia in un secondo naufragio.

Il 14 gennaio, l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), ha reso noto che, nelle prime due settimane del 2020, almeno 953 migranti, di cui 136 donne e 85 minori, hanno fatto ritorno in Libia. La maggior parte degli stranieri è sbarcata a Tripoli ed è stata trasportata nei centri di detenzione. Le imbarcazioni delle ong per il recupero e il salvataggio dei migranti hanno salvato dalle acque del Mediterraneo altre 237 persone, nello stesso periodo di tempo. L’IOM ha altresì specificato che sono più di 1.000 i migranti che hanno lasciato le coste libiche a partire dal primo gennaio del 2020.

Il 15 gennaio, la Grecia ha annunciato la creazione di un nuovo Ministero per la Migrazione e l’Asilo, sforzo per accelerare l’attuazione di politiche volte a gestire in maniera più efficace il fenomeno migratorio. Il nuovo Ministero sarà guidato da Notis Mitarakis che, finora, era stato viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali. La decisione di creare un nuovo dicastero è stata presa al fine di arginare il costante incremento del flusso di migranti, aggravato dalla lentezza delle procedure di asilo. Al momento, sono 41.100 i migranti e rifugiati che risiedono sulle isole del Mar Egeo. La maggior parte degli stranieri che è sbarcata in Grecia è approdata sull’isola di Lesbo, secondo i dati dell’UNHCR. Circa 14.891 migranti, invece, sono arrivati nella Grecia continentale attraverso la Turchia, oltrepassando il confine terrestre.

Il 20 gennaio, in Sardegna è stato aperto il primo centro regionale permanente per il rimpatrio dei migranti di Macomer. Ristrutturato per accogliere gli stranieri irregolari, l’ex carcere della cittadina del Marghine ha accolto  una cinquantina di migranti e, in futuro, è previsto che ne ospiti almeno un centinaio, una volta completati i lavori. È quanto ha reso noto la vice-sindaca di Macomer, Rossana Ledda, la quale ha specificato che “il Comune ha lavorato tanto negli ultimi anni per arrivare all’apertura del centro e fare in modo che ci fosse una ricaduta economica favorevole per la città”. “C’è una società che si è aggiudicata il bando di gara per i servizi interni: mensa, lavanderia, pulizie, infermeria. Tutto questo genera nuovi posti di lavoro e restituisce vitalità”, ha aggiunto la donna. La vice-sindaca ha altresì garantito che il Comune si impegnerà ad assicurare la massima sicurezza, mettendo a disposizione carabinieri, polizia e una vigilanza esterna alla struttura da parte dei militari della Brigata Sassari. “L’auspicio è che gli impegni vengano mantenuti per consentire al centro di funzionare ma anche la dovuta tranquillità ai cittadini”, ha concluso la Ledda.

Il 22 gennaio, il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, ha incontrato a Roma il vicepresidente della Commissione UE, Margaritis Schinas, e la commissaria agli Affari Interni e per le Migrazioni, Ylva Johansson. I tre hanno discusso delle iniziative europee in materia di immigrazione. Nello sprcifico, Di Maio ha sottolineato la necessità di istituire una politica di rimpatri comune, oltre a un sistema obbligatorio di redistribuzione dei richiedenti asilo. “La Commissione UE ha riaperto il negoziato in materia di immigrazione e asilo e presto si arriverà a un nuovo patto europeo sulla questione migratoria”, ha annunciato il ministro italiano su Facebook al termine dell’incontro. “Le richieste dell’Italia sono molto chiare: intanto va superato Dublino e il principio di chi prima accoglie, poi gestisce; in secondo luogo ci sono i rimpatri volontari. L’UE deve occuparsene ricorrendo a Frontex e lo deve fare elaborando una lista di Paesi sicuri dove rimpatriare, come abbiamo già fatto in Italia, al fine di velocizzare le operazioni”, ha specificato il capo della diplomazia italiana. Secondo le parole di Di Maio, per affrontare in maniera efficace la questione, andrebbero pensati degli incentivi a livello UE da destinare ai Paesi africani, e non solo, disposti a ricevere il rimpatrio. In particolare, si dovrebbe trattare di incentivi commerciali o sulla politica dei visti. “Servono più soldi nel bilancio Ue sull’immigrazione, più risorse per aiutare i Paesi di origine. Bisogna prevenire, giocare d’anticipo, incidere sulle ragioni delle migrazioni”, ha specificato il ministro.

Il 23 gennaio, circa 3.000 agenti delle forze di polizia di otto Paesi, coordinati dall’Interpol, sono stati coinvolti nell’Operazione “Theseus”, la quale ha portato all’arresto di oltre 200 trafficanti di migranti. I Paesi in questione sono stati Albania, Bosnia, Bulgaria, Moldavia, Macedonia del Nord, Romania, Serbia e Turchia.

Il 25 gennaio, la polizia francese, in coordinamento con quella olandese, ha arrestato 23 uomini sospettati di far parte di una rete criminale che trafficava migranti dalla Francia alla Gran Bretagna. È quanto ha riferito l’agenzia Europol, specializzata nella lotta al crimine sul territorio dell’Unione, specificando che il network avrebbe riscosso profitti pari a 70 milioni di euro organizzando passaggi illegali per i migranti provenienti da Afghanistan, Siria, Iraq e Iran.

Il 28 gennaio, un gruppo di 60 migranti ha tentato di oltrepassare illecitamente una recinzione creata nel 2015 dalle autorità ungheresi, le quali hanno sparato colpi di arma da fuoco, come segnale di avvertimento, al fine di ostacolare il tentativo dei migranti di oltrepassare la recinzione al confine tra Serbia e Ungheria. Nello specifico, secondo le dichiarazioni della portavoce della polizia ungherese, Silvia Sabo, le autorità hanno sparato 3 colpi di pistola in aria e, subito dopo, i migranti sono scappati. Tuttavia, sembra che 4 migranti siano riusciti a oltrepassare la frontiera, venendo poi fermati e arrestati subito dopo dalle autorità. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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