Unione Africana organizza Forum di alto livello sulla Libia

Pubblicato il 1 febbraio 2020 alle 6:54 in Libia Rep. Dem. del Congo

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Nella Repubblica Democratica del Congo si è tenuto un incontro della Commissione di Alto livello dell’Unione Africana sulla Libia, presieduto dal presidente congolese Denis Sassou Nguesso. A partecipare sono stati anche il presidente del Gibuti, Ismail Omar Guelleh, e quello della Mauritania, Mohamed Ould Ghazouani. Il direttore dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, era presente insieme ad altri rappresentanti di Stato. Il summit, secondo una nota rilasciata venerdì 31 gennaio, ha stabilito la convocazione di una conferenza di riconciliazione inter-libica che preveda la consultazione con i partiti libici, i Paesi vicini e le Nazioni Unite. “La Commissione, formata da 11 membri e presieduta dal presidente Sassou Nguesso ha concordato di istituire un Comitato preparatorio per il Forum inter-libico dell’Unione africana, che sarà aperto a tutte le parti in conflitto, compresi leader tribali, donne, giovani e altri attori politici e sociali libici”, ha scritto Mahamat su Twitter. La Commissione, secondo quanto aggiunto dal capo dell’Unione Africana, ha condannato le continue interferenze esterne in Libia e ha ribadito che tutte le parti si devono impegnare a conformarsi rigorosamente all’embargo sulle armi. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato poi invitato a predisporre e applicare sanzioni contro tutti i trasgressori delle condizioni stabilite alla Conferenza di Berlino. Secondo la presidenza congolese, l’incontro a Brazzaville, nella Repubblica Democratica del Congo, ha avuto come obiettivo prioritario quello di provare a trovare una soluzione efficace e inclusiva alla questione della crisi libica, come raccomandato dai rappresentanti diplomatici a Berlino. Tuttavia, i due attori principali del conflitto, il primo ministro del Governo di Accordo nazionale (GNA) di Tripoli, Fayez al-Serraj, e il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il generale Khalifa Haftar, erano entrambi assenti al vertice di Brazzaville. Per l’Egitto e per il Sudafrica erano presenti i ministri degli Affari Esteri dei due Paesi mentre, per rappresentare la Libia, c’era solo il capo della Missione di Supporto delle Nazioni Unite nel Paese Nordafricano, Ghassan Salamé.

Gli ultimi scontri tra le forze del governo di Tripoli e l’esercito guidato dal generale Khalifa Haftar hanno avuto luogo presso la strada internazionale verso l’aeroporto della capitale, il 30 gennaio. Diverse fonti hanno riferito che, negli ultimi giorni, le forze di Haftar stanno estendendo sempre più il proprio controllo verso Misurata e Sirte, nonostante l’invito al cessate il fuoco della conferenza di Berlino, del 19 gennaio scorso.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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