Ribelli siriani attaccano il Nord-Est di Aleppo

Pubblicato il 1 febbraio 2020 alle 14:08 in Medio Oriente Siria

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I ribelli siriani appoggiati dalla Turchia hanno attaccato il Nord-Est di Aleppo controllato dal governo del presidente Bashar Al-Assad, l’1 febbraio, riaprendo un nuovo fronte nella guerra civile siriana. 

Fonti interne ai ribelli e l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani hanno riferito la notizia, che arriva a seguito di una serie di progressi significativi da parte delle forze governative nei pressi di Idlib, nella settimana precedente. L’attacco dei ribelli è avvenuto vicino alla città di al-Bab, che è stata controllata dalla Turchia e dai suoi alleati dell’opposizione contro Assad, dal 2017. I media dello Stato siriano non hanno ancora menzionato tale nuova offensiva. I ribelli, da parte loro, affermano di aver conquistato almeno 3 villaggi. Le forze turche non hanno preso parte all’operazione, secondo quanto hanno riferito le fonti dell’opposizione. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha descritto gli eventi come un feroce attacco “condotto da fazioni fedeli ad Ankara”.

La notizia dell’offensiva arriva poche ore dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nella serata del 31 gennaio ha minacciato di lanciare una nuova operazione militare in Siria, se i raid aerei russi e l’offensiva del governo di Damasco non verranno rapidamente interrotte. Il leader ha sottolineato, nuovamente, che gli attacchi nella regione siriana di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, stanno creando una nuova ondata di rifugiati, che Ankara non può sostenere. “Facciamo ciò che è necessario quando qualcuno minaccia il nostro territorio. Non abbiamo altra scelta che tornare nuovamente sullo stesso percorso se la situazione in Idlib non tornerà rapidamente alla normalità”, ha dichiarato Erdogan. “Non ci asterremo dal fare ciò che è necessario, incluso utilizzare la forza militare”, ha aggiunto il presidente, sottolineando che la Turchia punta alla stabilità e alla sicurezza della Siria. “Non permetteremo al regime di mettere il nostro Paese sotto la costante minaccia dei migranti tormentando, attaccando, e spargendo sangue”, ha continuato Erdogan. 

La Turchia, che ha appoggiato i ribelli che avevano avviato la guerra civile per la deposizione di Assad, ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi. Tuttavia, Ankara si era poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. La Siria è testimone di un perdurante conflitto civile, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Le forze armati fedeli al governo siriano hanno ripreso il controllo della città di Maaret al-Numan, situata in una posizione strategica nella regione, il 29 gennaio 2020.

L’ultima operazione militare turca nel Nord-Est della Siria, nota con il nome di Operazione “Fonte di pace”, è stata lanciata il 9 ottobre 2019. L’attacco è arrivato dopo un giorno che le truppe statunitensi si erano ritirate dall’area, dando il via libera all’offensiva turca. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città. Il 22 ottobre 2019, in fine, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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