Israele: attacchi aerei contro Gaza, nessun danno grave accertato

Pubblicato il 1 febbraio 2020 alle 7:38 in Israele Palestina

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L’esercito israeliano ha riferito di aver lanciato attacchi aerei su “larga scala” contro sospetti militanti nella Striscia di Gaza, poco dopo che alcuni palestinesi avevano sparato 3 missili contro Israele, due dei quali intercettati prima di colpire il bersaglio. Non ci sono notizie di vittime o danni gravi provocati dallo scontro a fuoco, avvenuto venerdì 31 gennaio, ma le tensioni sono aumentate da quando il presidente americano, Donald Trump, ha rivelato il suo “Piano di pace” per il Medio Oriente, il 28 gennaio alla Casa Bianca. Il piano, denominato anche “Accordo del secolo”, è stato ampiamente criticato dal mondo arabo e i palestinesi lo hanno respinto fin da subito, giudicandolo un’inaccettabile resa a Israele e una grave violazione dei diritti legittimi del popolo della Palestina.

Poco dopo l’annuncio, centinaia di palestinesi si sono raccolti nella Striscia di Gaza e nelle strade di Ramallah, per protestare contro l’accordo di Trump, bruciando foto del presidente americano e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “La Palestina non è in vendita”, hanno gridato i manifestanti sventolando le bandiere palestinesi. Hamas, l’organizzazione che controlla la Striscia di Gaza dal 2007, ha detto che prenderà le dovute misure per resistere all’implementazione del piano. “Siamo certi che il nostro popolo non lascerà passare queste cospirazioni. Tutte le opzioni sono aperte. L’occupazione israeliana e l’amministrazione statunitense affronteranno le responsabilità di ciò che hanno fatto”, ha detto uno degli alti ufficiali di Hamas, Khalil al-Hayya, mentre partecipava alle proteste nella Striscia di Gaza. Da parte sua, l’esercito israeliano ha già inviato, già dal 28 gennaio, truppe di rinforzo per contrastare le manifestazioni e i possibili scontri. Venerdì 31 gennaio, i palestinesi hanno invitato il popolo a manifestare anche a Gerusalemme, in un punto considerato sacro sia dagli ebrei che dai musulmani.

Per quanto riguarda Gaza, la Striscia era stata relativamente calma negli ultimi mesi poiché mediatori egiziani e delle Nazioni Unite avevano lavorato a lungo per sostenere una tregua informale tra Israele e Hamas. Le proteste settimanali e i lanci di razzi erano stati interrotti da Hamas, mentre, da parte sua, Israele aveva cercato di alleggerire il blocco imposto sulla Striscia. Da quando il “Piano di pace” è stato rivelato, però, sembra che la situazione sia tornata ad essere instabile e i rischi di offensive più violente sono alti.

Il piano di 181 pagine, di cui è disponibile un’anteprima, è stato svelato il 28 gennaio alla Casa Bianca.  Se attuato, il progetto garantirebbe ad Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, e manterrebbe gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Sono stati poi previsti 50 miliardi di dollari, in investimenti internazionali, per costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, che includerebbe alcune delle porzioni esterne di Gerusalemme Est. Questo para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele. Tra questi è previsto lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza. 

Una delle questioni centrali della proposta di Trump è il fatto che vengono disegnati nuovi confini israeliani, che penetrano in profondità nel territorio della Cisgiordania. Nelle aree che rimangono, si propone di stabilire quello che il premier Netanyahu ha descritto come uno “State-minus”, un’entità priva di un esercito in grado di minacciare Israele e senza, di fatto, una sovranità. La Casa Bianca lo ha definito “uno Stato palestinese smilitarizzato”. L’entità para-statale palestinese sarebbe circondata da un Israele allargato e avrebbe al suo interno una serie di “buchi” dove solo gli israeliani possono accedere: gli insediamenti e le strade per raggiungerli. Il destino di Gaza, invece, appare meno chiaro, con la possibilità che venga inclusa nel para-Stato palestinese ma attraversata da tunnel che la colleghino alla Cisgiordania. Per quanto riguarda la Valle del Giordano, estremamente fertile e già fortemente contesa tra le due parti, il piano americano prevede di fatto il controllo di Israele.

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Chiara Gentili

di Redazione

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