Yemen: 16 Houthi uccisi a Sana’a, l’Onu esprime preoccupazione

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 10:10 in Medio Oriente Yemen

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Sedici combattenti Houthi sono morti a seguito di un attacco con artiglieria, condotto dalle forze dell’esercito yemenita nell’Est della capitale Sana’a. Nel frattempo, l’Onu si è detta preoccupata per l’ultima escalation sui fronti di combattimento yemeniti.

Il colpo delle forze yemenite ha avuto luogo sul fronte di Salb, situato nel distretto di Nihm, posto, a sua volta, nell’Est della capitale yemenita. La notizia è stata riportata attraverso una nota, nella serata del 30 gennaio, dal centro media delle forze armate, in cui è stato specificato che i ribelli sciiti Houthi sono stati vittima di un agguato, durante il quale sono stati colpiti con artiglieria pesante. Ciò ha causato la morte di 16 combattenti, tra cui anche un leader Houthi, mentre altri 7 sono stati catturati.

Inoltre, secondo quanto riferito, le forze dell’esercito yemenita sono riuscite a recuperare un certo numero di postazioni, precedentemente controllate dalle milizie Houthi, sul fronte di al-Aqaba, nel governatorato Nord-orientale di Al-Jawf. Da un lato, le forze armate hanno preso di mira i ribelli. Dall’altro lato, gli Houthi hanno provato a rispondere e a difendersi, bombardando aree residenziali nell’Ovest del governatorato, provocando ingenti danni materiali alle proprietà civili e alimentando caos e paura tra la popolazione locale.

Negli ultimi giorni, violenti battaglie tra le forze dell’esercito yemenita e le milizie Houthi hanno interessato più fronti, perlopiù a Est della capitale Sana’a. Tra questi, Nihm, Marib, Al-Jawf e Al-Bayda. Qui, gli Houthi cercano di recuperare le postazioni ed i siti persi durante l’ultimo periodo. Nel corso di una conferenza stampa del 29 gennaio, il portavoce dei ribelli, Yahya al-Saree, ha affermato che i ribelli hanno fatto grandi progressi nella lotta contro le forze governative, nel contesto della guerra civile yemenita. In particolare, a detta di al-Saree, i ribelli hanno preso il controllo dell’intero distretto di Nihm e stanno facendo progressi nelle province di Jawf e Marib, liberando un’area di circa 2.500 chilometri quadrati. Per il Ministero delle informazioni yemenita si tratta di una dichiarazione falsa, con cui gli Houthi mirano a sollevare il morale dei propri combattenti e a mobilitare maggiori forze da impiegare nelle loro “assurde” battaglie.

In tale quadro, il consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 30 gennaio, ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime la propria preoccupazione di fronte alla recente escalation sul suolo yemenita e, nello specifico, presso Nihm e al-Jawf. È stato evidenziato come sia la vita dei civili ad essere messa gravemente in pericolo, costretti altresì a sfollare, e come tale violenza mini gli sforzi profusi nell’ultimo periodo, volti a riportare la pace in Yemen. Pertanto, il Consiglio di Sicurezza ha chiesto l’immediata cessazione delle ostilità, esortando le parti coinvolte a porre fine all’escalation, così da poter ritornare sulla strada del processo politico.

Non da ultimo, il Consiglio ha inoltre invitato le parti a rispettare l’accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018, nonché a rispettare un cessate il fuoco a Hodeidah. Quest’ultima rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, e un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. A tal proposito, è stato evidenziato il ruolo positivo e l’impegno dell’Arabia Saudita, fondamentale nel raggiungere il cosiddetto accordo di Riad.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

È del 5 novembre 2019un accordo considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale è stato porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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