USA: nuove sanzioni contro l’Iran, ma resistono le deroghe alle società straniere nel Paese

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 17:19 in Iran USA e Canada

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Il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato nuove sanzioni contro il capo del programma nucleare iraniano e l’agenzia da lui diretta. Tuttavia, l’amministrazione ha rinnovato l’esenzione dalle sanzioni per le compagnie straniere che sono coinvolte in tali progetti. 

La notizia è stata riferita il 30 gennaio, da Brian Hook, inviato degli Stati Uniti in Iran, che ha dichiarato che gli Stati Uniti rinnoveranno per 60 giorni le esenzioni dalle sanzioni che consentono alle società russe, europee e cinesi di continuare a lavorare sugli impianti nucleari civili iraniani, senza incorrere nelle sanzioni statunitensi. Le deroghe rappresentano le ultime disposizioni ancora in vigore dell’accordo sul nucleare del 2015, dal quale il presidente USA, Donald Trump, si è ritirato unilateralmente l’8 maggio 2018.

Hook ha riferito ai giornalisti del Dipartimento di Stato che, sebbene le esenzioni rimarranno in vigore, gli Stati Uniti seguiranno da vicino tutti gli aspetti del programma nucleare iraniano, sottolineando che il Segretario di Stato Mike Pompeo può “porre fine a questi progetti se giustificato dagli sviluppi”. Alcuni conservatori al Congresso, come il repubblicano Ted Cruz, del Texas, e Tom Cotton, dell’Arkansas, sostengono che le esenzioni dovrebbero essere revocate perché offrono all’Iran un accesso a tecnologie che potrebbero essere utilizzate per costruire armi. Quelli che invece supportavano la partecipazione degli Stati Uniti all’accordo nucleare affermano che le esenzioni offrono agli esperti internazionali una finestra preziosa sul programma atomico iraniano, che altrimenti non potrebbe esistere. Questi aggiungono che alcune delle ricerche in corso, in particolare quella sugli isotopi nucleari, possono essere usati in medicina e non hanno scopi offensivi. Tuttavia, sempre il 30 gennaio, sono state imposte ulteriori sanzioni contro l’Iran, nello specifico contro l’Organizzazione per l’Energia Atomica iraniana e il suo direttore, Ali Akbar Salehi. Le sanzioni congelano tutti i beni che Salehi potrebbe avere sotto la giurisdizione degli Stati Uniti. “L’organizzazione ha svolto un ruolo importante in Iran violando i suoi impegni nucleari chiave. Ha superato i limiti concessi di scorte di uranio e dei livelli di arricchimento”, ha affermato Hook, aggiungendo che Salehi ha inaugurato personalmente l’installazione di nuove centrifughe avanzate per espandere la capacità di arricchimento dell’uranio in Iran.

Tali notizie rappresentano l’ultimo passo della campagna di “massima pressione” degli Stati Uniti progettata per colpire l’economia iraniana, al fine di costringere l’Iran ad accettare maggiori vincoli sul suo programma nucleare e sulla ricerca legata allo sviluppo di missili balistici. La tensione tra USA e Iran ha recentemente raggiunto un livello estremamente alto. Il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, Baghdad, in cui il generale Soleimani è deceduto. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

L’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita  negli assalti e aveva annunciato che la risposta degli Stati Uniti sarebbe stata l’applicazione di nuove sanzioni economiche ai danni dell’Iran. Il presidente USA aveva poi concluso le sue osservazioni sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, aveva affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, aveva aggiunto il presidente degli Stati Uniti. Il nuovo comandante della forza armata d’élite iraniana, la Quds Force, il 20 gennaio, ha dichiarato che Washington ha ucciso il suo predecessore “in modo vigliacco” e ha promesso di “colpire il nemico in modo virile”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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