L’Iraq riavvia le operazioni contro l’ISIS con la coalizione a guida USA

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 12:09 in Iraq USA e Canada

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L’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico, guidata dagli Stati Uniti, sono state riavviate, nonostante le tensioni nella regione.

“Al fine di sfruttare il tempo che ci resta con la coalizione internazionale, prima che si instaurino nuovi rapporti, è stato deciso di intraprendere azioni comuni” ha dichiarato il 30 gennaio una militare irachena. Tuttavia, la fonte non ha specificato quali cambiamenti sono previsti nelle relazioni militari tra la coalizione e le forze irachene. La coalizione, che è in Iraq per assistere i militari locali nella lotta contro l’ISIS, aveva fermato le operazioni, il 5 gennaio, a seguito di un aumento della tensione nella regione. 

Il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, Baghdad, in cui il generale iraniano Qassem Soleimani è stato ucciso. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Il Parlamento iracheno, sempre il 5 gennaio, ha quindi approvato una risoluzione con cui si chiedeva al governo di espellere le truppe straniere presenti in Iraq, di fronte ad un quadro di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran. Infine, l’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita  negli assalti e aveva annunciato che la risposta degli Stati Uniti sarebbe stata l’applicazione di nuove sanzioni economiche ai danni dell’Iran. A partire dal 29 gennaio, è stato reso noto che l’Iraq ha cominciato a valutare un maggiore ruolo della NATO nel Paese, per compensare un’eventuale sostituzione della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Due funzionari occidentali hanno affermato che il premier Mahdi ha chiesto loro di “elaborare alcune opzioni” per un nuovo percorso da far intraprendere alla coalizione

Khalaf ha affermato che un maggiore ruolo della NATO era attualmente in discussione. La Missione NATO Iraq (NMI) è nata nel 2018 per l’addestramento e la consulenza alle forze armate locali. Non prevede operazioni di combattimento ed è “fondata sul partenariato e l’inclusione, nonché sul pieno rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dell’Iraq” secondo quanto si legge sul sito ufficiale della NMI. Le attività di consulenza sono condotte a Baghdad, presso il Ministero della Difesa iracheno, l’Ufficio del Consigliere per la sicurezza nazionale e le pertinenti istituzioni di sicurezza nazionale. Le attività di addestramento si svolgono nelle scuole militari di Baghdad, Taji e Besmayah. La missione è guidata dal Canada. La coalizione guidata dagli Stati Uniti, invece, fondata nel 2014 per lottare contro l’ISIS mantiene fino a 8.000 truppe in Iraq, la maggior parte delle quali sono statunitensi. 

Uno dei funzionari occidentali sentiti dal governo iracheno ha affermato che “l’opzione NATO” ha ottenuto un’iniziale approvazione da parte del primo ministro, dell’esercito e persino degli elementi anti-statunitensi di Hashd al-Shaabi, una coalizione di milizie paramilitari, prevalentemente sciite, note anche come Forze di Mobilitazione Popolare. “Mi aspetto che finirà con una sorta di compromesso: una presenza minore con un titolo diverso”, ha riferito il funzionario. “Gli americani saranno ancora in grado di combattere l’ISIS e gli iracheni possono affermare di averli cacciati”. Washington ha confermato la notizia di un possibile aumento del ruolo della NATO in Iraq, in funzione anti-ISIS, sostenendo che il piano era mirato ad “ottenere una condivisione degli oneri proprio nella regione”. Una dichiarazione della coalizione, rilasciata il 29 gennaio, ha riferito che tale cambiamento dimostrerà “ulteriormente il suo sostegno e la stretta collaborazione con il governo iracheno e con le forze di sicurezza”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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