Libia: i mercenari siriani sono scappati in Italia

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 16:30 in Italia Libia Turchia

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Alcuni dei mercenari siriani inviati dalla Turchia in Libia, a supporto del governo di Tripoli, sono scappati per raggiungere l’Europa passando dall’Italia.

È quanto riportato da Al Arabiya English, ma rivelato da Le Monde, il quale aveva a sua volta reso noto di aver ottenuto tali informazioni da fonti dell’intelligence francese.

Già lo scorso mercoledì 29 gennaio, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva accusato il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver infranto le promesse fatte alla Conferenza di Berlino sulla Libia, dove i partecipanti avevano concordato sulla necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di trovare una soluzione politica al conflitto libico. Le accuse di Macron derivavano dal fatto che, secondo il capo dell’Eliseo, Erdogan abbia inviato navi da guerra nelle acque libiche, accompagnate da mercenari siriani, a supporto del governo di Tripoli e contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato da Haftar.

Le accuse sulla presenza di navi da guerra turche in acque libiche erano in seguito state confermate da una fonte interna alle Forze Armate francesi, la quale aveva rivelato, giovedì 30 gennaio, che una nave portaerei della Francia, la Charles De Gaulle, aveva avvistato una fregata della Turchia mentre questa scortava una nave mercantile carica di veicoli corazzati diretta verso il porto di Tripoli.

In merito all’invio di mercenari, inoltre, la Francia aveva scoperto, dalle testimonianze di alcuni arruolati, l’esistenza di piani per l’invio di ulteriori 6.000 soldati. I mercenari in Libia, riporta Al Arabiya English, sono considerati fedeli al regime di Bashar Al-Assad in Siria, sebbene alcuni siano stati membri dei ranghi di opposizione. In aggiunta, alcuni avevano già combattuto prima di partire per la Libia, mentre altri erano civili. I mercenari, rivela altresì il quotidiano, fanno parte di una milizia siriana più grande, sostenuta dalla Turchia, la Divisione del Sultano Murad, la quale è stata di recente accusata di violazioni dei diritti umani.

Stando a quanto ricostruito dall’Osservatorio siriano dei Diritti Umani (SOHR), i mercenari in Libia ricevono un compenso di 2.000 dollari e, dopo aver trascorso 6 mesi in Libia, otterranno la cittadinanza turca.

Conscio della presenza dei mercenari sul proprio territorio, il portavoce dell’LNA, il Generale Ahmed Al-Mismari, aveva a tale riguardo rivelato che tali soldati non reputano credibile il loro rientro in Turchia o in Siria e che, per tale ragione, tentano di raggiungere l’Europa. Più nello specifico, nel corso di una conferenza stampa, tenutasi prima della conferenza di Berlino dello scorso 19 dicembre, Al-Mismari aveva chiesto ad Erdogan se fosse al corrente dell’arrivo, nelle 48 ore precedenti, di 41 terroristi siriani provenienti dalla Libia in Italia.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Al fine di individuare una strategia per porre fine a tale crisi, si erano riunite, lo scorso 19 gennaio, a Berlino, diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj.

Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare. A livello economico, l’attenzione è stata posta sulle riforme da intraprendere per la ripresa del Paese. Sul versante militare, la parti avevano concordato la formazione di un Comitato per il monitoraggio e per la supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino aveva esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e a indire elezioni libere, inclusive ed eque.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la Libia continua ad essere teatro di scontri sul campo, caratterizzati, informa Reuters, dal tentativo di Haftar di aprire un nuovo fronte attraverso l’avanzata delle proprie forze verso Misurata, nell’Ovest del Paese. A conferma della permanenza di tensioni sul campo, il 28 gennaio il governo di Tripoli aveva annunciato l’abbattimento di un drone emiratino nell’Est di Misurata, in procinto di fornire assistenza all’LNA, il cui portavoce, Ahmed al-Mismari, aveva affermato, il giorno precedente, l’impossibilità di trovare una soluzione al conflitto libico attraverso mezzi politici.

A compromettere ulteriormente il quadro, riporta Reuters, l’annuncio delle Nazioni Unite, risalente allo scorso 25 gennaio, in merito alla violazione dell’embargo sulle armi da parte di diversi Paesi, i quali non sono tuttavia stati nominati. Nello specifico, l’ONU aveva annunciato che aerei cargo carichi di dispositivi di combattimento avanzati, veicoli corazzati, consiglieri e combattenti erano giunti presso gli aeroporti dell’Est e dell’Ovest della Libia, innalzando il rischio che il Paese possa nuovamente essere teatro di un rinnovato e intensificato scontro.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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