Libia: la Conferenza di Berlino e i prossimi passi secondo l’Italia

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 19:30 in Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri dell’Italia, Luigi Di Maio, ha comunicato alla Camera e al Senato gli esiti della Conferenza di Berlino sulla Libia, avvenuta lo scorso 19 gennaio.

L’udienza, annunciata il 30 gennaio dal Ministero degli Affari Esteri, è stata l’occasione per fare un punto sul contesto e sullo scenario in Libia nel pre e post Conferenza di Berlino, sottolineando per ciascuna delle due fasi il ruolo svolto dall’Italia.

In primo luogo, l’Italia, una volta riconosciuta l’esistenza di una guerra per procura in Libia dall’aprile 2019, ha rivelato Di Maio, non ha concesso sostegno economico, né militare, a nessuna delle due parti del conflitto, cercando costantemente una soluzione diplomatica. Con tale espressione, il ministro ha specificato di intendere la riunione intorno a un tavolo dei principali attori coinvolti, sia direttamente, sia attraverso la loro influenza.

In tale cornice, Di Maio ha altresì sottolineato di ritenere che da soli diventa impossibile raggiungere qualunque obiettivo e che, per tale ragione, l’Italia ha fornito il proprio supporto ai lavori preparatori della Conferenza di Berlino, invocando di concentrarsi su obiettivi specifici. Il primo, secondo le rivelazioni del ministro, era favorire il cessate il fuoco. Il secondo, ha aggiunto Di Maio, era la nomina del Joint Military Committee e della Conferenza intra-libica, due consessi che consentiranno, prevedendo membri di ambo le fazioni, il dialogo e l’implementazione della Conferenza di Berlino.

Tale Conferenza si è tenuta lo scorso 19 gennaio e ha visto la partecipazione di diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare. A livello economico, l’attenzione è stata posta sulle riforme da intraprendere per la ripresa del Paese. Sul versante militare, la parti avevano concordato la formazione di un Comitato per il monitoraggio e per la supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino aveva esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e a indire elezioni libere, inclusive ed eque.

In merito ai lavori preparatori, Di Maio ha evidenziato con chiarezza il triplice ruolo dell’Italia. In primo luogo, Roma ha chiesto alla Germania di includere i Paesi vicini, in particolare Tunisia, Algeria e Marocco. I primi due, in particolare, si rivelano strategici data l’influenza sulle tribù del Fezzan, di origini tunisine e algerine, le quali saranno fondamentali per la ripartenza della Libia. In secondo luogo, Roma ha spinto sulle nomine dei membri del Joint Military Committee, essendo questo un forum di dialogo strategico per il rispetto del cessate il fuoco. Infine, Di Maio ha evidenziato il ruolo dell’Italia per quanto riguarda la nomina della Conferenza intra-libica, la quale vedrà componenti della società civile, del Parlamento di Tobruk e del governo di Tripoli. Su questi punti, ha rivelato Di Maio, i lavori sono proseguiti anche attraverso il dialogo con attori che già esercitano, o che potenzialmente potrebbero esercitare, la propria influenza, come gli Stati Uniti, l’Egitto, la Russia, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Turchia, il Qatar, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco.

Parallelamente, Di Maio ha ricordato la presenza dell’Italia in due luoghi di discussione strategici. Il primo è il tavolo tecnico con la Turchia e la Russia. Il secondo è in fase di riattivazione ed è il tavolo di confronto con i Paesi del Nordafrica, ovvero con Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco.

Per quanto riguarda invece la situazione sul campo, Di Maio ha in primo luogo ribadito la propria preoccupazione in merito al blocco della preoccupazione di greggio, la quale causa un danno economico di ottanta milioni di dollari al giorno, impoverendo ulteriormente il popolo libico.

In secondo luogo, il ministro degli Esteri italiano ha ribadito la propria preoccupazione in merito alle violazioni della già fragile tregua. A maggior ragione, ha sottolineato il ministro, si rivela cruciale il lavoro sia della conferenza di follow-up, co-presieduta dalla missione ONU e da un Paese a rotazione, sia della Joint Military Committee, al fine di raggiungere risultati concreti in merito al raggiungimento di un cessate il fuoco. In merito alla JMC, inoltre, Di Maio ha sottolineato il valore degli ultimi sviluppi, essendo questa sempre più concreta, mentre “lo stesso concetto che le due parti militarmente si potessero sedere al tavolo fino a qualche fa era impensabile”.

Sebbene la crisi sia ancora da risolvere, ha sottolineato Di Maio, gli attori hanno almeno deciso il percorso da intraprendere, il quale va ora implementato. Da parte sua, l’Italia intende rivestire un ruolo in tal senso, il quale può essere articolato su tre obiettivi. Per quanto riguarda il cessate il fuoco, Roma intende lavorare all’interno della JMC ed esercitare pressioni sui soggetti che hanno influenza su Haftar e Serraj. In secondo luogo, Roma intende promuovere il negoziato sulla risoluzione delle Nazioni Unite, la quale dovrà ora includere le conclusioni raggiunte a Berlino. Infine, Roma intende rivestire un ruolo nella discussione in seno all’Unione Europea in merito all’invio di una missione di monitoraggio e di rispetto dell’embargo sulle armi.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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