Kashmir: scontro a fuoco mortale tra polizia e ribelli

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 12:58 in Asia India

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Almeno 3 persone sono state uccise e un poliziotto è rimasto ferito durante uno scontro a fuoco tra i ribelli del Kashmir e le forze di sicurezza indiane, il 31 gennaio.

Gli agenti hanno riferito che il confronto armato è iniziato intorno alle 5 del mattino, ora locale, di venerdì 31 gennaio, dopo che la polizia aveva fermato un camion merci a Srinagar, alla periferia della città meridionale di Jammu. I ribelli separatisti che viaggiavano nel camion hanno aperto il fuoco contro la polizia, che ha risposto ai colpi. “Finora 3 terroristi sono stati uccisi”, ha dichiarato un portavoce della polizia locale, nella regione del Kashmir amministrata dall’India. “Anche un poliziotto è rimasto ferito nello scontro a fuoco”, ha aggiunto. Un ufficiale di polizia ha riferito: “Ora, lo scontro a fuoco si è fermato, quindi abbiamo isolato l’area e le operazione di indagine sono in corso”. “Stiamo cercando nella zona e verificando se potrebbe esserci anche un quarto terrorista”, ha affermato Mukesh Singh, ispettore generale della polizia. Le autorità hanno sospeso il traffico sulla strada principale, a seguito delle violenze. I media locali hanno poi aggiunto che, come misura precauzionale, le autorità hanno anche ordinato la chiusura delle scuole a Nagrota.

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra India e Pakistan. L’area è teatro di scontri da decenni, ma vive una situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto 2019, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

La repressione di agosto 2019 ha suscitato critiche internazionali diffuse. Una di queste è arrivata dalla leader tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato che la situazione in Kashmir “non è sostenibile”. Diplomatici di diversi altri Paesi hanno dichiarato di aver sollevato privatamente preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani nella regione. L’accesso all’area per gli osservatori stranieri, compresi diplomatici, gruppi per i diritti e giornalisti, è strettamente controllato. A nessun reporter era stato permesso l’accesso all’area per seguire le proteste a partire da agosto del 2019. Anche oggi, agli inviati stranieri vengono fornite scorte di polizia, apparentemente per la loro stessa sicurezza, secondo quanto ha riferito un diplomatico che ha visitato frequentemente la regione prima di agosto, e raramente ha ottenuto il permesso di viaggiare fuori dalla città principale di Srinagar. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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