Intesa Libia- Turchia: dalla base a Tripoli ai sistemi di difesa

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 9:14 in Libia Turchia

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Fonti militari hanno riferito al quotidiano arabo al-Arabiya che la Turchia sta conducendo intensi negoziati con il governo di Tripoli, volti a stabilire una base militare di piccole dimensioni nei pressi della capitale libica. Trasmesso altresì un video che mostra il trasporto di armi e radar turchi verso la base di Mitiga. Tale ingerenza è stata condannata dall’Onu.

Tale base sarà funzionale alle operazioni militari in Libia, e vedrà la presenza di forze speciali turche accanto ad altri membri della Marina turca. Secondo quanto rivelato, questa includerà poi una pista di atterraggio e una sala di comunicazione diretta con il governo di Tripoli, altresì noto come governo di Accordo Nazionale (GNA). Non da ultimo, le medesime fonti militari hanno riferito che Tripoli ha altresì avviato trattative con Ankara per l’acquisto di aerei militari e droni, mentre piloti di provenienza turca sarebbero già giunti nella capitale nelle ultime 48 ore.

Anche altre fonti di alto livello hanno confermato al medesimo quotidiano arabo, il 30 gennaio, la creazione di campi di addestramento turchi nei pressi di Tripoli ed un centro di collegamento per le forze turche e libiche. Inoltre, secondo quanto riferito, Ankara ha già inviato carichi di armi, oltre ad un sistema di difesa aerea, funzionali a contrastare le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar. Le medesime fonti hanno poi rivelato che 400 ingegneri militari turchi hanno elaborato un piano completo per la costruzione di torri di guardia, oltre a pianificare misure e strutture volte a fortificare Tripoli, rendendola in grado di resistere a qualsiasi attacco proveniente dall’esercito di Haftar. Non da ultimo, è stato dichiarato che Ankara ha trasferito a Tripoli combattenti africani, provenienti da Somalia e Kenya. A conferma di tali notizie, secondo le fonti, vi è altresì la recente visita sospetta del capo dell’intelligence turca, Vidal Hakan, a Tripoli, il cui obiettivo è stato supervisionare l’area prima di intraprendere trattative.

In tale quadro, è del 30 gennaio il briefing tenuto al Consiglio di Sicurezza da parte dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, nel corso del quale è stato sottolineato il sostegno al governo tripolino da parte di “membri stranieri”, con riferimento alla Turchia. Secondo quanto affermato, sono migliaia i combattenti stranieri giunti in Libia e schieratisi a fianco delle diverse forze libiche, e l’inviato si è altresì detto profondamente preoccupato di fronte all’arrivo di rinforzi militari per entrambi gli schieramenti.

L’ingerenza di attori esterni nel panorama libico, ha dichiarato l’inviato Onu, rappresenta una violazione degli impegni presi nel corso della conferenza di Berlino, tenutasi il 19 gennaio scorso, e rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Pertanto, tutte le parti interessate e coinvolte sono state esortate a porre fine al proprio sostegno militare e ad impegnarsi per far sì che il cessate il fuoco concordato venga realmente rispettato. A tal proposito, è stato riferito che sono state 110 le violazioni commesse sin dal 12 gennaio scorso.

Le dichiarazioni di Ghassan Salamé giungono dopo che, il 29 gennaio, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha confermato la presenza di navi da guerra turche nelle acque della Libia e ha accusato il suo omologo di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato gli impegni presi a Berlino. Le imbarcazioni sarebbero state altresì accompagnate da mercenari siriani, a sostegno del governo di Tripoli. Secondo quanto riportato da fonti del quotidiano arabo al-Arabiya, le navi da guerra sono approdate all’alba del 29 gennaio al porto di Tripoli, ed è stata avvistata altresì una nave mercantile con carri armati e camion militari.  Per Parigi si tratta di una chiara violazione degli impegni presi a Berlino.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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