Erdogan attacca Arabia Saudita, EAU, Bahrain e Giordania

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 14:53 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha attaccato alcuni Paesi arabi per aver appoggiato il Piano per la Pace in Medio Oriente degli Stati Uniti, definendo tale posizione ” un tradimento”.

“I Paesi arabi che sostengono un tale piano commettono tradimento contro Gerusalemme, così come contro il proprio popolo e, soprattutto, contro tutta l’umanità”, ha dichairato Erdogan in un discorso tenuto il 31 gennaio ad Ankara. Erdogan, da sempre forte sostenitore dei diritti dei palestinesi, ha attaccato l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain e la Giordania. “L’Arabia Saudita, in particolare, tace. Quando romperà il silenzio? Se guardate Amman, il Bahrein e Abu Dhabi, sono tutti gli stessi”, ha continuato il presidente turco. “Vergognatevi! Vergognatevi!”, ha aggiunto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha svelato il tanto atteso Piano per la Pace in Medio Oriente, il 28 gennaio, in occasione di un incontro con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, alla Casa Bianca. Tra le proposte, una Gerusalemme unificata sotto Israele e un para-Stato, con sovranità limitata, per i palestinesi.

Gli Stati arabi del Golfo hanno accolto con favore il piano, nonostante questo abbia suscitato l’indignazione di numerosi Paesi, per via del fatto che la proposta è eccessivamente unilaterale. Gli Emirati Arabi Uniti, che hanno inviato il loro ambasciatore ad un briefing alla Casa Bianca proprio sul piano, hanno elogiato il progetto e lo hanno definito “una seria iniziativa che affronta molte questioni sollevate nel corso degli anni”. L’Arabia Saudita, invece, è stata ringraziata dalla Casa Bianca nel documento per la sua collaborazione nel processo di stesura del piano. Riad ha affermato di aver “apprezzato” gli sforzi di Trump e che tale proposta poteva essere un punto di partenza per colloqui diretti tra Israele e palestinesi. Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, parlando da Ramallah, in Cisgiordania, ha immediatamente definito il progetto “una cospirazione”, che non poteva essere degna di seria considerazione. “Diciamo mille volte: no, no, no”, ha affermato Abbas. Netanyahu, da parte sua, ha affermato che Trump aveva escogitato un “percorso realistico per una pace duratura” che “trova il giusto equilibrio laddove altri hanno fallito”. Tuttavia, prima di tornare in Israele, sempre il 28 gennaio, il presidente israeliano ha riferito ai giornalisti che avrebbe chiesto al suo esecutivo di votare, domenica 2 febbraio, per l’annessione unilaterale della Valle del Giordano.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite ed è quindi soggetta alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale già nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. Questo conflitto aveva visto la vittoria schiacciante di Israele, che da allora controlla i confini della Cisgiordania e la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Nonostante ciò, Israele rifiuta la definizione dei territori palestinesi come occupati e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, in riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale futura annessione dei territori. Al momento, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, che sanciscono che la Cisgiordania è divisa in 3 settori amministrativi: le aree A, B e C. L’area A è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese, rappresenta circa il 18% della Cisgiordania e include le principali città palestinesi. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina ed è circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, sotto il pieno controllo israeliano, ammonta al 61% della Cisgiordania. Inoltre, in Israele esiste una legge che permette al governo di espropriare i terreni palestinesi appartenenti a privati, a fronte di un’indennità. Su questi terreni sono stati costruiti quelli che vengono definiti “insediamenti israeliani in Cisgiordania”. Tale pratica è proibita dal diritto internazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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