Coronavirus in Italia: i rischi sociali dell’emergenza globale

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 9:57 in Cina Italia

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In Italia il Consiglio dei Ministri si riunisce alle ore 10 per votare lo Stato d’Emergenza, il 31 gennaio. Il giorno precedente i primi  2 casi confermati: dove si trovano, cosa succede e quali sono i rischi sociali della crisi. 

Dopo che il numero di persone affette è aumentato di oltre dieci volte in una sola settimana, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il coronavirus rappresenta un’emergenza globale e ha chiesto ai governi mondiali di supportare una risposta internazionale coordinata. L’epidemia cinese conta 9,692 infetti e si è ormai diffusa in più di 20 Paesi in tutto il mondo. Il 31 gennaio, la Commissione Sanitaria cinese ha riferito che, oltre ai casi confermati, ci sono 102.000 persone sotto osservazione medica, con possibili sintomi del disturbo respiratorio. La Cina ha informato per la prima volta l’OMS sui casi del nuovo virus alla fine di dicembre 2019. 

In tale contesto, il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, la sera del 30 gennaio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha comunicato che 2 turisti cinesi a Roma sono risultati positivi al coronavirus: si tratterebbe di un uomo e una donna, marito e moglie, di 67 e 66 anni, provenienti proprio dalla città di Wuhan. Sono i primi due casi in Italia. La coppia alloggiava al Grand Hotel Palatino, in via Cavour. La loro stanza è stata sigillata e tutte le persone che sono venute direttamente e lungamente a contatto con loro, tra cui un gruppo di altri turisti cinesi con cui viaggiavano, sono sotto osservazione. I due individui infetti sono ora in isolamento presso l’ospedale Lazzaro Spallanzani, al momento a sua volta blindato. Il direttore scientifico dell’ospedale, Giuseppe Ippolito, presente alla conferenza stampa di Conte, ha affermato che la rapidità di intervento del personale sanitario “fa pensare che non ci siano persone esposte”. Il Ministero della Sanità e la regione Lazio dovrebbero rilasciare un bollettino quotidiano sulla situazione. Per precauzione, tutti i voli tra Cina e Italia sono stati fermati. 

Al momento, le autorità competenti stanno cercando di ripercorrere il viaggio dei turisti al fine di “evitare assolutamente qualsiasi rischio aggiuntivo”. A complicare la situazione, tuttavia, rimane il fatto che i due individui si erano spostati in alcune città d’Italia e non sarà facile tracciarne tutti i movimenti. La coppia era arrivata a Milano Malpensa il 23 gennaio e, prima di raggiungere Roma, ha effettuato alcune fermate intermedie. Non è chiaro in quali città. Il direttore scientifico dello Spallanzani ha specificato che il contagio non è avvenuto in Italia, ma i due individui sono arrivati a Roma dopo aver contratto altrove il virus. La notizia dei primi due casi è arrivata a seguito di un falso allarme su una nave da crociera ormeggiata a Civitavecchia. Tuttavia, i test effettuati su altri due turisti cinesi a bordo dell’imbarcazione sono stati negativi, ha dichiarato la compagnia, Costa Crociere, in un comunicato rilasciato il 30 gennaio. Poche ore dopo, i primi casi sul territorio nazionale sono stati confermati da Conte. 

Intanto, il The Guardian lancia un allarme sociale che riguarda l’Italia, ma non solo. Secondo il quotidiano britannico, i cinesi in Italia sono stati oggetto di “abusi razzisti”, proprio a causa dei timori relativi al coronavirus. Nello specifico, si riporta il caso del direttore del Conservatorio di Santa Cecilia, uno dei più antichi istituti musicali del mondo: l’uomo è stato criticato dai colleghi per aver inviato una mail in cui si chiedeva agli studenti “orientali”, cioè originari della Cina, Giappone e Corea del Sud, di non presentarsi in classe se non dopo che un medico avesse visitato le loro case per assicurarsi che non avessero contratto il virus. La sospensione delle lezioni non riguardava le persone tornate da viaggi in Asia, ma era imposta tassativamente ai ragazzi di origine “orientale”. Inoltre, il The Guardian sottolinea che piccoli incidenti si sono diffusi su tutto il territorio, dagli insulti all’esclusione dai luoghi pubblici.  

I timori per il coronavirus mettono in difficoltà la  popolazione asiatica in molti altri Paesi. Il 29 gennaio, il sindaco di Toronto ha condannato il razzismo contro i cinesi canadesi. Ci sono state anche segnalazioni di razzismo anti-asiatico nel Regno Unito. In Francia, la popolazione cinese ha condiviso le proprie esperienze su Twitter tramite l’hashtag #JeNeSuisPasUnVirus, “Non Sono Un Virus”. Altri episodi segnalati dai media italiani includono 2 turisti cinesi che sono stati colpiti dagli sputi di un gruppo di bambini a Venezia e altri 3 turisti cinesi insultati in un ristorante a Torino. Secondo quanto riferito, a una persona di nazionalità cinese è stato impedito di accedere al parco archeologico di Pompei. In Italia, vivono più di 30.000 cinesi e il Paese è la meta europea preferita da questi ultimi per turismo. Nel 2018 ben 5 milioni di cinesi hanno visitato l’Italia. 

“Sfortunatamente, uno degli inevitabili impatti di questa malattia è la xenofobia”, ha riferito al Guardian Marco Wong, consigliere comunale della città di Prato, che ospita una grande comunità cinese. “I genitori non mandano i figli a scuola se ci sono compagni di classe cinesi e le persone scrivono su Internet di non andare nei negozi e ristoranti cinesi. Ci sono anche molte notizie false, ad esempio, l’audio di un ragazzo italiano che afferma di essere un militare a Wuhan e che conosce un laboratorio segreto dove è stato creato questo virus”, ha aggiunto. Roberta Siliquini, ex presidente del Consiglio Superiore della Sanità ha affermato di non essere sorpresa dalla paranoia generata dal coronavirus, anche se questa “va oltre il senso logico”. “In Italia abbiamo una strana relazione con l’immigrazione ma anche con gli aspetti sanitari, è un Paese in cui le persone non vogliono essere vaccinate contro il morbillo ma hanno paura di un cinese che si trova a 50 metri di distanza”, ha affermato la donna. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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