Cipro: no alle richieste di Ankara sulle esplorazioni petrolifere

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 17:30 in Cipro Turchia

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Cipro non ha accettato di interrompere le proprie attività di trivellazione a Sud delle sue coste, come richiesto dalla Turchia, la quale aveva posto tale condizione come necessaria per arrestare le sue trivellazioni a largo dell’isola.

È quanto annunciato dal sito di notizie ellenico, Ekathimerini, il quale ha spiegato che tale condizione era stata posta dalla Turchia in difesa degli interessi dei cittadini turco-ciprioti.

Nello specifico, il portavoce del Ministero degli Esteri della Turchia, Hami Aksoy, ha dichiarato che le attività condotte da Ankara intendono tutelare gli interessi dei turco-ciprioti e che, per tale ragione, la Turchia continuerà le proprie esplorazioni energetiche fino a quando questi non saranno garantiti.

A tale riguardo, il portavoce ha altresì aggiunto che l’unico modo per salvaguardare i diritti dei turco-ciprioti è la sospensione di tutte le attività condotte nelle acque a Sud dell’isola di Cipro, fino al raggiungimento di un compromesso. In alternativa, secondo Aksoy, si può dare via a un meccanismo di cooperazione tra i greco-ciprioti e i turco-ciprioti per la spartizione dei profitti. Fino a quando una delle due opzioni non verrà raggiunta, ha ribadito il portavoce del Ministero degli Esteri turco, la Turchia “continuerà con risolutezza a proteggere i diritti dei turco-ciprioti”.

Già lo scorso 21 gennaio, Aksoy aveva dichiarato di ritenere che i cittadini turco-ciprioti, il cui governo è riconosciuto soltanto dalla Turchia, abbiano diritto a usufruire dei giacimenti di gas al pari dei greco-ciprioti. In aggiunta, Ankara aveva sottolineato di voler difendere i diritti dei turco-ciprioti, i quali vengono, a detta di Aksoy, ignorati dal blocco comunitario e dall’UE.

In risposta alle dichiarazioni più recenti rilasciate da Aksoy, il portavoce del governo cipriota, Kyriakos Koushos, ha dichiarato che Nicosia non ha mai cercato di arrecare danno ai cittadini turco-ciprioti, “diversamente dalla Turchia, la quale cerca principalmente di danneggiare i greco-ciprioti, ma anche i turco-ciprioti”.

Da parte sua, inoltre, Koushos ha nuovamente ribadito l’invito inoltrato ad Ankara di avviare un processo di dialogo con Cipro per la spartizione delle rispettive Zone Economiche Esclusive (ZEE). Tuttavia, il portavoce ha altresì sottolineato che ciò potrà avvenire soltanto quando verrà posta fine alla questione cipriota, ovvero la disputa tra Nicosia e Ankara sulla sovranità dell’isola.

Le trivellazioni condotte da Ankara a largo delle coste di Cipro sono state oggetto di numerose contestazioni da parte della comunità internazionale a partire dallo scorso 3 maggio, quando Ankara aveva inviato la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. Il 2 giugno, inoltre, la Turchia aveva inviato una seconda nave da perforazione,  la Yavuz, all’interno di un’altra area al centro di una disputa territoriale tra Turchia e Cipro. Lo scorso 18 settembre, la Yavuz aveva abbandonato le acque a largo di Cipro per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia, ma era tornata attiva lo scorso 5 ottobre. Stando alle ultime rivelazioni, la Yavuz si trova attualmente all’interno del blocco 8, un’area situata a Sud di Cipro, le cui licenze di esplorazione erano già state affidate a compagnie petrolifere italiane e francesi.

Il quadro risulta inoltre ulteriormente compromesso dallo scorso 27 novembre, quando il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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