Cina: servono almeno 3 mesi per un vaccino contro il coronavirus

Pubblicato il 31 gennaio 2020 alle 10:57 in Asia Cina

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L’agenzia di stampa cinese, Xinhua, riferisce che 5 ceppi del coronavirus  (2019-nCoV) sono stati isolati, ma ci vorranno almeno 3 mesi per testare l’efficacia di un vaccino. 

La notizia è stata annunciata dall’epidemiologa cinese, Li Lanjuan, in un’intervista esclusiva con Xinhua. “A partire da mercoledì 29 gennaio, abbiamo isolato 5 ceppi del virus, 2 dei quali sono molto adatti allo sviluppo del vaccino”, ha affermato la Li. La nazione sta attualmente vivendo una crescita continua dei casi di persone infette. Tuttavia, con l’adozione di misure di prevenzione e controllo, il numero di future infezioni sarà significativamente ridotto, ha continuato l’epidemiologa, che dirige il laboratorio statale per la diagnosi e il trattamento delle malattie infettive.

Intanto, il presidente Xi Jinping ha chiesto ai militari cinesi di tenere ben presente la propria missione e di dare il proprio contributo per vincere la battaglia contro la nuova epidemia di coronavirus. Il presidente, che è anche segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (CPC) e presidente della Commissione Militare Centrale, ha formulato tali osservazioni in una lezione ai militari sulla prevenzione e il controllo, tenutasi il 29 gennaio. L’agenzia di stampa cinese riferisce che le forze armate hanno rapidamente inviato squadre mediche militari d’élite per combattere l’epidemia. In tale contesto, anche il personale da combattimento deve assistere attivamente le autorità locali nella lotta contro l’epidemia. Le forze armate “hanno il compito di assistere i pazienti dell’ospedale Huoshenshan di Wuhan, il che riflette l’alto livello di fiducia che il Partito e la gente ripongono in loro”, ha affermato Xi. L’ospedale Huoshenshan, in costruzione, è un ospedale tirato su in pochi giorni e dedicato al trattamento di pazienti infetti dal nuovo coronavirus.

Dopo che il numero di persone affette è aumentato di oltre dieci volte in una sola settimana, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il coronavirus rappresenta un’emergenza globale e ha chiesto ai governi mondiali di supportare una risposta internazionale coordinata. L’epidemia cinese conta 9,692 infetti e si è ormai diffusa in più di 20 Paesi in tutto il mondo. Il 31 gennaio, la Commissione Sanitaria cinese ha riferito che, oltre ai casi confermati, ci sono 102.000 persone sotto osservazione medica, con possibili sintomi del disturbo respiratorio. La Cina ha informato per la prima volta l’OMS sui casi del nuovo virus alla fine di dicembre 2019. 

In tale contesto, il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, la sera del 30 gennaio ha tenuto una conferenza stampa in cui ha comunicato che 2 turisti cinesi a Roma sono risultati positivi al coronavirus: si tratterebbe di un uomo e una donna, marito e moglie, di 67 e 66 anni, provenienti proprio dalla città di Wuhan. Sono i primi due casi in Italia. La coppia alloggiava al Grand Hotel Palatino, in via Cavour. La loro stanza è stata sigillata e tutte le persone che sono venute direttamente e lungamente a contatto con loro, tra cui un gruppo di altri turisti cinesi con cui viaggiavano, sono sotto osservazione. I due individui infetti sono ora in isolamento presso l’ospedale Lazzaro Spallanzani, al momento a sua volta blindato. Il direttore scientifico dell’ospedale, Giuseppe Ippolito, presente alla conferenza stampa di Conte, ha affermato che la rapidità di intervento del personale sanitario “fa pensare che non ci siano persone esposte”. Il Ministero della Sanità e la regione Lazio dovrebbero rilasciare un bollettino quotidiano sulla situazione. Per precauzione, tutti i voli tra Cina e Italia sono stati fermati. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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