Yemen: Houthi ribadiscono di aver effettuato l’attacco contro Aramco

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 12:21 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli Houthi dello Yemen hanno tenuto una conferenza stampa, il 29 gennaio, in cui hanno sottolineato i propri progressi militari e hanno ribadito la loro responsabilità nell’attacco contro le strutture petrolifere Aramco, in Arabia Saudita. 

In occasione di una conferenza stampa nella capitale del Paese, Sana’a, occupata dagli Houthi, Yahya al-Saree, portavoce dei ribelli, ha dichiarato che le loro forze armate hanno attaccato “Aramco, gli aeroporti di Jizan e Abha, la base di Khamis Mushait e altri obiettivi vitali dentro l’Arabia Saudita”. Saree non ha specificato quando sono stati effettuati gli assalti a cui fa riferimento. A tale riguardo, né Aramco né la coalizione guidata dai sauditi a sostegno del governo yemenita hanno risposto alle richieste di commento. Il portavoce ha affermato che tali offensive erano “una risposta all’escalation di attacchi aerei del nemico”, durante i feroci combattimenti tra governo e truppe ribelli, a Nord e ad Est di Sana’a. 

Il 14 settembre 2019, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita sono stati colpiti da raid aerei. Sebbene i ribelli Houthi abbiano dichiarato la propria responsabilità nell’attacco, gli Stati Uniti hanno da subito sostenuto che il vero autore dell’assalto fosse l’Iran. In particolare, i rappresentanti degli USA hanno presentato una serie di prove che attesterebbero la provenienza dei droni utilizzati per l’offensiva da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq. Il quadro delle relazioni Teheran-Washington era già caratterizzato da un inasprimento delle tensioni, iniziato a partire dall’8 maggio 2018, data in cui Trump ha deciso di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015 ed ha imposto nuove sanzioni contro l’Iran. 

In occasione del discorso del 29 gennaio, il rappresentante Houthi ha anche affermato che i ribelli hanno fatto grandi progressi nella lotta contro le forze governative, nel contesto della guerra civile yemenita. Questi hanno preso il controllo dell’intero distretto di Nihm, nella provincia di Sana’a, e stanno facendo progressi nelle province di Jawf e Marib. “È stata liberata un’area per un totale di 2.500 chilometri quadrati”, ha dichiarato, aggiungendo che le forze governative sono invece crollate e che i combattenti di Houthi hanno raggiunto le vicinanze della città di Marib, la capitale della provincia. Fonti filo-governative hanno ammesso, il 27 gennaio, che i ribelli avevano preso il controllo della rotta che collega Sana’a alle province di Marib a Est e Jawf a Nord. In tale contesto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito, il 28 gennaio, proprio per discutere della crisi in Yemen, date le crescenti preoccupazioni relative al peggioramento della situazione. I diplomatici dell’ONU hanno chiesto alle parti di riprendere la strada di una mediazione politica. 

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

In tale contesto, il 5 novembre 2019 è stata firmata un’intesa che è stata considerata un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale di tale dichiarazione d’intenti è quello di porre fine alla lotta per il potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto 2019, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. Tuttavia, la crisi relativa alla guerra civile yemenita rimane profonda e gli scontri sono all’ordine del giorno. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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