Siria: civili morti in un nuovo raid aereo a Idlib

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 16:32 in Medio Oriente Siria

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Un raid aereo ha colpito una panetteria e un ospedale nella regione di Idlib, l’ultima enclave controllata dai ribelli siriani, causando la morte di 10 civili, secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. 

L’attacco è stato effettuato il 30 gennaio ad Ariha, una città nella provincia di Idlib, e si ritiene sia stato condotto da aerei da guerra russi, a sostegno del governo siriano, che invece ha inviato le proprie truppe di terra. L’offensiva ha anche colpito e messo fuori servizio un ospedale locale. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha affermato che almeno 10 civili sono rimasti uccisi nel raid. La Protezione Civile siriana, noti anche come White Helmets, un gruppo di soccorritori che opera in aree detenute dai ribelli, ha dichiarato che le vittime sono 11, incluso un bambino, aggiungendo che la maggior parte di loro sono stati uccisi dal fuoco aereo che ha colpito una strada utilizzata per cercare di lasciare la città. L’ospedale di Ariha, noto come al-Shami, ha riportato gravi danni e non è più operativo. Almeno 24 persone sono state ferite, tra cui un medico, un volontario della Protezione Civile, tre donne e due bambini. 

Da parte sua, Mosca ha negato di aver effettuato l’attacco. “L’aviazione russa non ha svolto task di combattimento in questa zona della Siria”, ha dichiarato il Ministero degli Esteri russo in una nota, il 30 gennaio, definendo le notizie che circolavano sui media stranieri una “provocazione”. Il coordinatore delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, Mark Lowcock, ha parlato di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il 29 gennaio, riportando le terribili condizioni nelle aree detenute dai ribelli in Siria. Almeno 20.000 persone erano state sfollate nei 2 giorni precedenti, ha dichiarato, aggiungendo che  115.000 hanno lasciato le loro case nella settimana precedente, portando il totale delle persone senza dimora a causa di questo attacco a 390.000 da dicembre. “Molte famiglie si stanno spostando più volte. Arrivano in un luogo ritenuto sicuro, ma l’offensiva si sposta, quindi sono costrette a muoversi di nuovo”, ha detto. “Questo ciclo è fin troppo familiare nel Nord-Ovest della Siria”, ha aggiunto. Proprio il 29 gennaio, le forze armati fedeli al governo siriano di Bashar Al-Assad hanno ripreso il controllo della città di Maaret al-Numan, situata in una posizione strategica nel Nord-Ovest della Siria. Maaret al-Numan si trova lungo un’autostrada che collega la capitale, Damasco, alla città settentrionale di Aleppo.

L’ultima conquista del governo siriano permette ad Assad di collegare le due grandi città per dare impulso all’economia della Siria, colpita dalle sanzioni. In generale, l’offensiva contro Idlib ha l’obiettivo di riconquistare la totalità del territorio siriano, perso a seguito della guerra civile nel Paese, scoppiata il 15 marzo 2011 e tuttora in corso. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. I ribelli, dissidenti del regime, sono sostenuti dalla Turchia. Il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio del medesimo giorno e nelle settimane successive.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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