Rep. Dem. del Congo: attacco nella regione di Beni, 36 morti

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 12:45 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 36 persone sono state uccise in un sospetto attacco ribelle nella regione orientale di Beni, nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo fonti locali, centinaia di civili sono morti in quell’area del Paese da inizio novembre. L’esercito ha intensificato le operazioni militari ad Est, da tempo teatro di scontri tra vari gruppi armati, e i combattenti hanno risposto con una serie di attacchi soprattutto contro i civili. L’ultima aggressione è avvenuta martedì 28 gennaio a Manzingi, un villaggio a 20 chilometri dalla città di Oicha. Nella stessa serata, altri 3 villaggi sono stati assaltati da militanti del gruppo islamista, noto come Forze Democratiche Alleate (ADF), un’organizzazione che opera anche nella vicina Uganda. “I corpi recuperati sono 36”, ha riferito il governatore locale di Beni, Donat Kibwana, mercoledì 29 gennaio. Tra le vittime, ci sarebbe anche un pastore anglicano che risiedeva nel villaggio di Eringeti.

Secondo i dati pubblicati da un’organizzazione della società civile, la Kivu Security Tracker (KST), circa 265 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. I massacri delle Forze Democratiche Alleate sembrano dunque essere perpetrati con l’intento di terrorizzare la popolazione, a detta di diverse fonti locali. Le offensive dell’esercito, condotte tra le fitte foreste al confine con l’Uganda, hanno portato finora alla cattura del quartier generale del gruppo e all’uccisione di 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti dell’ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Eringeti è un punto del cosiddetto Triangolo della Morte, insieme a Mbau ed Apetina-Sana, le zone più colpite dagli attacchi ribelli. L’insicurezza nell’area ha già portato gli abitanti della regione di Beni a protestare contro la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, giudicata incapace di proteggere adeguatamente i civili. Altri gruppi armati dell’area poi, come le milizie Mai Mai, potrebbero trarre vantaggio dalla situazione di caos e disagio per condurre ulteriori attacchi nella regione.

Diversi gruppi armati operano nelle regioni orientali del Paese africano nonostante la presenza della missione delle Nazioni Unite, una delle più grandi del continente. Ciò ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping, distruggendo e dando fuoco a diversi edifici. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. 

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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