Pentagono continua ad indagare sulla caduta dell’aereo USA in Afghanistan

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 9:09 in Afghanistan Asia

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Il Pentagono ha riferito i nomi di 2 ufficiali dell’aeronautica militare morti in Afghanistan, nello schianto dell’aereo su cui stavano volando. La causa dell’incidente è ancora sotto indagine. 

La notizia è stata riferita il 29 gennaio, mentre l’incidente si è verificato il 27 gennaio nella provincia di Ghazni, a Sud di Kabul. I corpi dei 2 aviatori sono stati recuperati dal luogo dell’incidente nella provincia di Ghazni dalle forze statunitensi, il 28 gennaio. Le due vittime sono il tenente colonnello Paul K. Voss, 46 anni, e il capitano Ryan S. Phaneuf, 30 anni. Il primo proveniva dalla città di Yigo, sull’isola di Guam e il secondo era di di Hudson, New Hampshire. Voss era assegnato al quartier generale del comando di combattimento aereo presso la Joint Base Langley-Eustis della Virginia. Phaneuf, invece, era assegnato al 37° squadrone della base aeronautica di Ellsworth, nel South Dakota. Il Pentagono continua a dichiarare che le cause dell’incidente sotto inchiesta, ma i funzionari hanno ribadito che non vi è alcuna indicazione che l’aereo sia stato abbattuto da un attacco ostile. “Sono abbastanza fiducioso che non ci siano state azioni nemiche coinvolte. Gli incidenti aerei accadono”, ha riferito ai giornalisti il generale Frank McKenzie, in un discorso tenuto presso la base aerea del principe Sultan in Arabia Saudita. McKenzie ha aggiunto che, per quanto ne sa, le truppe degli USA non hanno incontrato alcuna resistenza recandosi sul luogo dell’incidente. “La resistenza principale è stato il meteo, che era davvero difficile laggiù”, ha affermato, riferendo poi che sono state prese “precauzioni appropriate” nello spostare il team di recupero sul sito “perché l’ultima cosa che volevamo era un altro incidente o perdere la vita ad altre persone nel tentativo di arrivare lassù”. 

Le forze armate afghane, invece, si sono dovute scontrare con i ribelli talebani, mentre tentavano di raggiungere il luogo dell’incidente, che si trova in un territorio montuoso controllato dal gruppo islamista. I talebani hanno teso un’imboscata alle forze armate afghane, il 28 gennaio, proprio nell’area in cui l’aereo militare degli Stati Uniti era precipitato. Zabiullah Mujahid, un portavoce talebano, ha riferito che il gruppo ha respinto il tentativo di assalto del governo afghano, aggiungendo, tuttavia, che i talebani avrebbero consentito a una squadra di soccorso di recuperare i corpi dal luogo dell’incidente. “I combattenti talebani sul campo hanno contato 6 corpi sul luogo dello schianto dell’aereo degli Stati Uniti”, ha dichiarato. Parlando in condizione di anonimato, alcuni funzionari statunitensi hanno rivelato che l’aereo trasportava meno di 5 persone quando si è schiantato. Un funzionario della Difesa USA ha sottolineato che l’ammissione di responsabilità da parte dei talebani sarebbe fuorviante, aggiungendo che un’indagine preliminare avrebbe mostrato che c’erano dei problemi meccanici nel velivolo. 

In ogni caso, l’incidente riporta i riflettori sulla missione più lunga degli Stati Uniti all’estero, una guerra che vede la partecipazione statunitense da ben 19 anni. A seguito della fine dell’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan, dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, nel 1996. Tuttavia, il territorio montuoso afghano era diventato un paradiso per la crescita e l’organizzazione del terrorismo islamico. Dopo essere stati decimati da un’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani hanno mantenuto alcune roccaforti, dalle quali tentano di riprendere il controllo del governo centrale. Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno.

Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam, nel distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. Tuttavia, a partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Non hanno, tuttavia, specificato quali fossero le nuove richieste di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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