Il Parlamento Europeo approva l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 10:22 in Europa UK

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Il Parlamento europeo ha approvato, con una votazione finale, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. I rappresentanti hanno cantato commossi Auld Lang Syne, una canzone scozzese tradizionalmente usata per gli addii.  

Con 621 voti a favore a 49 contrari, i deputati europei hanno approvato l’accordo di uscita di Londra dall’Unione, il 29 gennaio. Il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha organizzato una cerimonia d’addio per i rappresentanti britannici, consentendo loro di fare un ultimo discorso d’addio. Anche se la giornata è stata priva di scontri, alcuni deputati hanno gridato “vergogna” ai colleghi. L’eurodeputato britannico, Nigel Farage, tra i più ferventi sostenitori della Brexit, ha tenuto un discorso in cui ha descritto l’attuale clima politico come “globalismo contro il populismo”, aggiungendo: “Puoi detestare il populismo, ma ti dico una cosa divertente, sta diventando molto popolare”. L’uomo ha poi voluto insistere sui benefici dell’uscita di Londra dall’Unione: “Niente più contributi finanziari, niente più Corte di Giustizia Europea, niente più Politica Comune della Pesca, niente più discussioni, niente più bullismo”. In risposta agli eurodeputati che hanno espresso la speranza che un giorno il Regno Unito tornasse all’UE, ha dichiarato: “Una volta che siamo usciti, non torneremo mai più e il resto, francamente, è un dettaglio”. Mentre parlava, l’uomo sventolava una bandiera della Gran Bretagna. 

Il suo discorso è stato interrotto da Mairead McGuinness, vice presidentessa del Parlamento, che gli ha chiuso il microfono e ha dichiarato: “Siediti, metti via le bandiere e visto che te ne vai, portale con te. Arrivederci”. In seguito, è intervenuta anche la presidentessa della Commissione EU, Ursula Von der Leyen: “L’Europa è cresciuta con l’intenzione di combattere il male assoluto”. La donna ha insistito sul fatto che le violenze, in Europa, non siano iniziate ad Auschwitz, ma molto prima, nella mentalità delle persone. Sono iniziate quando le persone hanno perso la capacità di indignarsi per la denigrazione della quale altre persone erano vittime. Riferendosi più direttamente alla Brexit, l’eurodeputato belga Guy Verhofstadt ha affermato: “È un problema triste. Triste vedere una nazione che se ne va, una grande nazione che ci ha dato così tanto economicamente, culturalmente, politicamente, persino il suo stesso sangue in due guerre mondiali”. 

Una serie di eurodeputati britannici si è alzata per i propri discorsi d’addio. Tra questi Martina Anderson, di Sinn Fein, che ha tenuto un discorso pieno di rabbia verso Londra, perché l’Irlanda del Nord veniva trascinata fuori dall’Unione “contro la sua volontà”. Molti hanno affermato che si aspettano che il Regno Unito alla fine torni nell’UE, promettendo di costruire buone relazioni tra Londra e Bruxelles. Le parole di Molly Scott Cato, del Partito Verde, ha provocato la reazione più forte, e la donna ha ricevuto una standing ovation mentre piangeva, dopo il suo addio. “Ora non è il momento di fare una campagna per ricongiungerci, ma dobbiamo mantenere vivo il sogno, soprattutto per i giovani che sono in gran parte pro-UE”, ha affermato. “Conservo nel cuore la speranza che un giorno sarò in questa camera, celebrando il nostro ritorno in Europa”, ha aggiunto. 

Per quanto riguarda il contenuto dell’accordo di uscita, questo lascia invariati i rapporti per 1 anno. La questione delle relazioni tra Londra e UE è stata, di fatto, rimandata al 2021, data entro la quale cambieranno i rapporti tra i due vicini. L’onorevole Von der Leyen e altre figure di spicco dell’UE sono scettiche sul piano del governo britannico di negoziare un nuovo accordo globale sulle relazioni future entro la fine del 2020, poichè ritengono che il tempo non sia sufficiente. Tuttavia, Johnson è ottimista e insiste sul fatto che il Regno Unito possa ora andare avanti dopo anni di stallo sulla Brexit. Charles Michel, ex primo ministro belga che presiede i vertici dell’UE, ha affermato in un Tweet che “le cose cambieranno inevitabilmente, ma la nostra amicizia rimarrà. Iniziamo un nuovo capitolo come partner e alleati”. Il funzionario della Commissione Europea che ha trascorso più di 3 anni a negoziare la Brexit, Michel Barnier, è stato in piedi dietro i due leader dell’UE durante la cerimonia della firma.

Riguardo al raggiungimento di un accordo, Johnson ha dichiarato “a volte sembrava che non avremmo mai tagliato il traguardo della Brexit, ma ce l’abbiamo fatta. Ora possiamo lasciarci alle spalle il rancore e la divisione degli ultimi 3 anni e concentrarci sulla realizzazione di un futuro luminoso ed eccitante, con ospedali e scuole migliori, strade più sicure e opportunità diffuse in ogni angolo del nostro Paese”. L’ampia maggioranza ottenuta dal partito di Johnson nelle elezioni generali del 13 dicembre ammonta a ben 80 seggi e fornisce al governo conservatore una grande flessibilità in ambito legislativo. Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che non vede l’ora di proseguire la stretta collaborazione e la negoziazione di un “ambizioso” accordo di libero scambio tra Regno Unito e Stati Uniti. Se Londra e Bruxelles non riuscissero a trovare un accordo e il periodo di transizione non fosse prolungato, gli scambi tra Gran Bretagna e i Paesi europei sarebbero più onerosi per le imprese e seguirebbero le condizioni dettate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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