NATO al lavoro per riaprire lo spazio aereo in Kosovo

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 17:30 in Kosovo NATO

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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha confermato che l’Alleanza si è messa al lavoro per completare le pratiche necessarie per l’apertura dello spazio aereo in Kosovo e l’inizio dei voli di collegamento tra Pristina e Belgrado.

È quanto annunciato da European Western Balkans, il quale ha altresì specificato che per la riapertura dello spazio aereo il consenso della NATO si rivela necessario, dal momento che, dal 1999, la sicurezza di tale settore è di competenza della Missione dell’Alleanza in Kosovo (KFOR). Ciò era stato deciso con la risoluzione numero 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con l’Accordo tecnico-militare.

Il ripristino dei collegamenti aerei commerciali tra Pristina e Belgrado era stato deciso lo scorso 20 gennaio, a Berlino, nella sede dell’ambasciata degli Stati Uniti, i quali hanno fatto da mediatori per il miglioramento dei rapporti economici tra i due Paesi.

Alla cerimonia della firma dell’accordo, supervisionato dall’Inviato Speciale della Casa Bianca, Richard Grenell, avevano partecipato, in rappresentanza dei due Paesi coinvolti, il segretario di Stato del Ministero dell’Economia della Serbia, Milun Trivunac, e il direttore generale dell’Autorità nazionale di aviazione civile del Kosovo, Eset Berisha.

Kosovo e Serbia non hanno avuto collegamenti aerei commerciali per circa 21 anni. Al momento, per il trasporto delle merci da un Paese all’altro, via terra, occorrono, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa kosovara, RTK, circa 5 ore. Con il nuovo accordo, serveranno invece circa 25 minuti. Il volo sarà operato dalla Eurowings, la compagnia economica dell’azienda di bandiera della Germania, Lufthansa.

Già in occasione dell’annuncio della firma dell’accordo, Stoltenberg si era detto soddisfatto, dal momento che, secondo il segretario generale dell’Alleanza, questo agevolerà la circolazione di persone e merci e la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi.

Le relazioni tra il Kosovo e la Serbia sono in stallo da oltre un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.

Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia. 

Nel frattempo, la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi rappresenta anche una priorità per la nuova Commissione europea e per il nuovo Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, il quale, a conferma della propria risolutezza e impegno personale nel ruolo di mediatore, sta al momento realizzando la sua prima visita ufficiale nei Balcani.

Già lo scorso 11 dicembre, Borrell aveva dichiarato che il raggiungimento di un accordo tra Pristina e Belgrado rappresenta una priorità del proprio mandato. Il tutto, secondo l’Alto Rappresentante, nell’ottica dell’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell’Unione Europea.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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