Mosca nega piani di esercitazioni congiunte con il Venezuela

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 10:19 in Russia Venezuela

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La Russia non ha intenzione di condurre esercitazioni militari congiunte con il Venezuela, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa Ria Novosti il direttore del Dipartimento latinoamericano del Ministero degli Esteri russo, Aleksandr Ščetinin.

“Non si parla di esercitazioni militari congiunte” – ha risposto alla domanda se i militari russi intendano prendere parte alle prossime manovre venezuelane previste per febbraio prossimo. Il diplomatico russo ha ribadito che “la cooperazione tecnico-militare con il Venezuela è condotta in conformità con l’accordo intergovernativo del 2001, e gli specialisti militari russi sono in Venezuela per eseguire lavori di riparazione e manutenzione sulle attrezzature militari fornite in precedenza”.

“Per noi, l’obiettivo principale della cooperazione tecnico-militare con il Venezuela è di mantenere le sue capacità di difesa e formare specialisti nazionali” – ha affermato Ščetinin. 

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato l’8 gennaio che le forze armate del paese effettueranno i loro primi esercizi militari dell’anno il 15 e 16 febbraio prossimi. Secondo il presidente Maduro, le esercitazioni militari venezuelane si concentreranno sulla difesa delle città contro possibili attacchi da parte degli Stati Uniti o della Colombia. Il presidente venezuelano ha sottolineato che un altro obiettivo è quello di prepararsi a rispondere alle mafie coinvolte nel contrabbando di carburante verso i paesi vicini.

“L’opposizione radicale, guidata da Washington, non è riuscita nel suo tentativo di formare un centro di contro-potere in Venezuela per contrastare il governo legittimo di Nicolás Maduro” – ha affermato Ščetinin, che seppure senza citarlo direttamente, riconosce la contestata elezione dell’oppositore dissidente Luis Parra alla guida dell’Assemblea nazionale venezuelana come legittima.

“Ora, un anno dopo l’inizio dell’operazione dell’opposizione radicale, guidata da Washington per formare un centro di potere alternativo al governo legittimo in Venezuela attorno all’allora presidente del parlamento Juan Guaidó, possiamo confermare il fallimento di quella guerra lampo” – ha detto il diplomatico russo, secondo cui “Washington si rende conto di quel fallimento”, e in questo contesto Ščetinin ha osservato “alcuni cambiamenti nella retorica dell’amministrazione americana riguardo al Venezuela”. Allo stesso tempo, ha ricordato che nella sua dichiarazione del 9 gennaio scorso, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha confermato pubblicamente che Washington “rinuncia all’utilizzo della forza e non esclude la possibilità di negoziati con il governo Maduro”, un approccio che Mosca saluterebbe con favore.

“Queste sono parole giuste e sarebbe positivo se fossero confermate nella pratica, ma per il momento si vede il contrario: il comando sud degli Stati Uniti ha organizzato esercitazioni congiunte con le forze armate colombiane” – ha detto, lasciando intendere che queste rappresentino una minaccia per Caracas.

Da gennaio 2019 il paese caraibico sta affrontando una grave crisi politica ed economica. Il 5 gennaio 2019 Juan Guaidó è stato eletto presidente dell’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Il 23 gennaio successivo, l’opposizione venezuelana ha tentato quello che Maduro considera un colpo di stato e il presidente del parlamento, Juan Guaidó, si è autoproclamato presidente ad interim del Paese. Questa azione è stata appoggiata dagli Stati Uniti e da oltre 50 paesi. Oltre che dalla Russia, che ha offerto sostegno politico e militare, Maduro, che rimane saldamente al potere in Venezuela, è sostenuto da diversi paesi tra cui spiccano Cuba, partner storico di Caracas, Messico, Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Iran e Nicaragua.

Nel marzo 2019 la Russia ha inviato alcuni suoi specialisti tecnici e militari a Caracas, in ottemperanza agli accordi siglati nel 2001 tra Vladimir Putin e il predecessore di Maduro, Hugo Chávez. Gli Stati Uniti hanno in più occasioni condannato la mossa di Mosca, accusandola di aver inviato contingenti militari a Caracas. Il ministero degli Esteri russo, da parte sua, ha smentito le accuse di Washington, ribadendo che “non ci sono truppe militari russe in Venezuela” e che l’invio di tecnici costituisce “ordinaria manutenzione” nel pieno rispetto degli accordi e in nessun caso costituisce un’escalation militare nel Paese caraibico.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

 

di Redazione

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