Libia: Turchia invia navi da guerra, Macron accusa Erdogan

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 6:00 in Francia Libia Turchia

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Il Presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha confermato la presenza di navi da guerra turche nelle acque della Libia e ha accusato il suo omologo di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato gli impegni presi a Berlino.

È quanto rivelato, mercoledì 29 gennaio, da Reuters, il quale ha altresì specificato che le dichiarazioni di Macron sono state rilasciate in occasione della conferenza stampa congiunta con il premier della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, in visita a Parigi.

Nello specifico, parlando alla stampa, Macron ha ufficializzato l’avvistamento, avvenuto negli ultimi giorni, di navi da guerra inviate dalla Turchia nel territorio libico, accompagnate da mercenari siriani, a sostegno del governo di Tripoli. L’arrivo delle navi e dei mercenari, ha dichiarato Macron, rappresenta “una esplicita e seria violazione di ciò che è stato deciso a Berlino”, facendo riferimento alla Conferenza di Berlino sulla Libia, avvenuta lo scorso 19 gennaio.

Tale Conferenza aveva coinvolto diverse parti a livello internazionale, compresi il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, e il premier del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, in termini economici, politici e militari, ribadendo in ogni caso la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare. A livello economico, l’attenzione è stata posta sulle riforme da intraprendere per la ripresa del Paese. Sul versante militare, la parti avevano concordato la formazione di un Comitato per il monitoraggio e per la supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino aveva esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e a indire elezioni libere, inclusive ed eque.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la Libia continua ad essere teatro di scontri sul campo, caratterizzati, informa Reuters, dal tentativo di Haftar di aprire un nuovo fronte attraverso l’avanzata delle proprie forze verso Misurata, nell’Ovest del Paese. A conferma della permanenza di tensioni sul campo, il 28 gennaio il governo di Tripoli aveva annunciato l’abbattimento di un drone emiratino nell’Est di Misurata, in procinto di fornire assistenza all’LNA, il cui portavoce, Ahmed al-Mismari, aveva affermato, il giorno precedente, l’impossibilità di trovare una soluzione al conflitto libico attraverso mezzi politici.

A compromettere ulteriormente il quadro, riporta Reuters, l’annuncio delle Nazioni Unite, risalente allo scorso 25 gennaio, in merito alla violazione dell’embargo sulle armi da parte di diversi Paesi, i quali non sono tuttavia stati nominati. Nello specifico, l’ONU aveva annunciato che aerei cargo carichi di dispositivi di combattimento avanzati, veicoli corazzati, consiglieri e combattenti erano giunti presso gli aeroporti dell’Est e dell’Ovest della Libia, innalzando il rischio che il Paese possa nuovamente essere teatro di un rinnovato e intensificato scontro.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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